martedì, Giugno 25, 2024
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Sahel centrale: milioni di bambini necessitano assistenza umanitaria

a cura di Katrina Dal Molin

Nel Sahel centrale dieci milioni di bambini e bambine sono in estremo pericolo e hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria: un numero doppio rispetto al 2020, secondo il Child Alert dell’UNICEF pubblicato recentemente.

L’aumento allarmante di minori in situazione di estremo bisogno è in gran parte dovuto all’intensificazione e alla diffusione di conflitti violenti nell’area. Le ostilità tra gruppi armati irregolari e forze di sicurezza regolari si estendono oltre i confini nazionali e mettono a rischio quasi quattro milioni di bambini nei paesi vicini: Benin, Costa d’Avorio, Ghana e Togo.

Marie-Pierre Poirier, direttrice dell’UNICEF per l’Africa occidentale e centrale, ha affermato che il 2022 è stato particolarmente violento per i bambini nel Sahel centrale, quasi certamente il più mortale da quando è scoppiato il conflitto armato nel nord del Mali più di dieci anni fa.

Secondo il rapporto UNICEF, i bambini vengono direttamente presi di mira da gruppi armati non statali che operano in vaste aree del Mali e del Burkina Faso e, sempre più, anche in Niger. I dati, verificati dalle Nazioni Unite, rivelano che nella prima metà del 2022 il numero di gravi violazioni contro i bambini nell’area è stato quasi pari a quello dell’intero 2021, che a sua volta era stato dell’85% in più rispetto all’anno precedente.

Il rapporto afferma che, nei primi anni della crisi, i gruppi armati hanno concentrato i loro attacchi contro le infrastrutture e il personale di sicurezza, risparmiando in gran parte civili e bambini. Adesso le loro tattiche suggeriscono, invece, che l’obiettivo è quello di infliggere il maggior numero di vittime possibili alle comunità locali.

In Burkina Faso sono stati uccisi tre volte più bambini durante i primi nove mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo del 2021, la maggior parte dei quali è morta per ferite da arma da fuoco durante gli attacchi ai loro villaggi o a causa di ordigni esplosivi improvvisati o di residuati bellici.

In Mali, solo nella prima metà del 2022, si sono verificati oltre 480 casi di reclutamento e utilizzo di bambini da parte di gruppi e forze armate: un numero triplicato rispetto allo stesso periodo del 2021.

In Niger, tra luglio e settembre 2022, si sono verificate oltre 200 gravi violazioni contro bambini nelle aree al confine con il Burkina Faso e il Mali, la maggior parte delle quali ha comportato il reclutamento forzato e l’impiego di bambini in gruppi armati.

Il conflitto armato ha costretto quasi 2,7 milioni di persone a lasciare la propria terra per trasferirsi in campi profughi o comunità di accoglienza nei tre paesi, in condizioni di particolare vulnerabilità: nel 2022 in Burkina Faso, l’8% della popolazione è stata sfollata con la forza e ben oltre 20.000 Burkinabé, più della metà dei quali bambini, sono stati costretti ad attraversare i confini per cercare rifugio nei paesi limitrofi.

La violenza nel Sahel centrale si sta diffondendo anche in comunità remote, con scarse infrastrutture e risorse, dove i bambini hanno già un accesso molto limitato ai servizi essenziali, da cui dipendono per la loro sopravvivenza.

Il rapporto evidenzia un “assalto accelerato all’istruzione”, affermando che fino al 2022 oltre 8.300 scuole hanno chiuso in tutto il Sahel centrale. Più di una scuola su cinque in tutto il Burkina Faso ha chiuso. Il 30% delle scuole nella regione di Tillaberi del Niger non è più funzionante a causa dell’insicurezza. Inoltre, l’impatto negativo dei conflitti armati sulle scuole sembra accelerare nei paesi costieri: a tutto il 2022, sia in Benin che in Togo, nove scuole nelle regioni settentrionali dei due paesi hanno chiuso a causa dell’insicurezza.

Il conflitto armato non è l’unica crisi in corso nel Sahel centrale: secondo il rapporto UNICEF la crisi climatica sta aggravando la malnutrizione in quella che è una delle regioni più colpite dalla siccità, dove le temperature stanno aumentando di 1,5 volte più velocemente della media globale.

Le falde acquifere si sono abbassate e i pozzi devono essere perforati fino al doppio della profondità rispetto a dieci anni fa. L’afflusso di sfollati esercita un’ulteriore pressione sulle risorse idriche, creando tensioni e rischi per donne e bambini intorno ai punti d’acqua. Le precipitazioni sono diventate più irregolari e intense, causando inondazioni che colpiscono i raccolti e contaminano le già scarse riserve di acqua potabile.

Attualmente, nel Sahel centrale, più della metà dei bambini di età compresa tra i sei e i ventitré mesi soffrono di grave malnutrizione, il che significa che la loro dieta comprende al massimo solo due gruppi di alimenti, spesso un cereale come il mais o il miglio e un po’ di latte. Le stime in materia di nutrizione pubblicate nel dicembre 2022 prevedono che oltre 20.000 persone nella regione di Liptako-Gourma, l’area di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, soffriranno di insicurezza alimentare “a livello di catastrofe” entro la prossima stagione secca nel giugno 2023. Nella regione centrale del Burkina Faso il numero di bambini curati per malnutrizione acuta grave nel 2022 è aumentato del 50% rispetto all’anno precedente.

Secondo il rapporto, la risposta umanitaria complessiva nel Sahel centrale rimane cronicamente e gravemente sotto-finanziata. Nel 2022 l’UNICEF ha ricevuto solo un terzo dei 391 milioni di dollari necessari per il Sahel centrale; in Burkina Faso ha ricevuto poco più di un quarto della sua richiesta di finanziamento di 181 milioni di dollari; in Niger ha ricevuto il 6% dei fondi necessari per i programmi di emergenza per la protezione dell’infanzia; in Mali, i programmi educativi e sanitari sono stati finanziati per meno di un quarto.

Oltre a richiedere urgentemente una risposta umanitaria più forte, il rapporto UNICEF afferma che la crisi nel Sahel centrale necessita anche di “investimenti flessibili a lungo termine per lo sviluppo sostenibile, che contribuiscano alla costruzione della pace all’interno delle comunità, in particolare per i bambini”.

L’UNICEF esorta, in conclusione, i governi del Sahel centrale e dei paesi costieri colpiti, insieme ai partner tecnici e finanziari, a dare priorità all’ampliamento dell’accesso ai servizi fondamentali e alla protezione, come percorsi verso la pace e la sicurezza. In particolare l’organizzazione internazionale a difesa dei diritti dei minori chiede di: rafforzare le capacità della forza lavoro locale, che è il primo soccorritore durante le crisi; sostenere prioritariamente la nutrizione, la salute, la protezione dell’infanzia e l’accesso delle comunità ai servizi idrici, sanitari e igienici di base; migliorare la qualità e la disponibilità dell’istruzione, della formazione e delle opportunità di reddito; ampliare gli ammortizzatori sociali, come i trasferimenti di denaro per proteggere le famiglie e i bambini in difficoltà; consentire alle comunità, in particolare alle organizzazioni di adolescenti e giovani e alle organizzazioni femminili, di contribuire in modo significativo alla progettazione e all’attuazione dei programmi umanitari e di sviluppo.