giovedì, Febbraio 29, 2024

Appelli e petizioni

Cinquanta premi Nobel, tra cui gli italiani Carlo Rubbia e Giorgio Parisi, hanno firmato un appello rivolto a tutti i governi del mondo che chiede di negoziare una riduzione equilibrata della spesa militare globale. Questa riduzione potrebbe liberare enormi risorse – un “dividendo globale per la pace” – da utilizzare per affrontare i gravi problemi dell’umanità: pandemie, riscaldamento globale, diseguaglianze, povertà estrema. 

 

Un dividendo globale per la pace

Secondo i dati dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), la spesa militare mondiale è raddoppiata dal 2000. Si avvicina a 2 trilioni di dollari l’anno e sta aumentando in tutte le regioni del mondo.

I singoli governi sono sotto pressione per aumentare le spese militari perché altri governi lo fanno. Questo meccanismo promuove una corsa agli armamenti a spirale: un colossale spreco di risorse, che potrebbero essere utilizzate molto più saggiamente. Le precedenti corse agli armamenti hanno spesso avuto lo stesso risultato: conflitti mortali e distruttivi.

Abbiamo una proposta semplice per l’umanità: i governi di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero negoziare una riduzione congiunta delle loro spese militari del 2% ogni anno per cinque anni.

La motivazione della proposta è semplice: le nazioni avversarie riducono la spesa militare, quindi la sicurezza di ogni paese è aumentata, mentre la deterrenza e l’equilibrio sono preservati. L’accordo contribuisce a ridurre l’animosità, diminuendo così il rischio di guerra.

In questo modo vengono messe a disposizione notevoli risorse: un “dividendo della pace” di ben 1.000 miliardi di dollari entro il 2030.

Proponiamo che metà delle risorse liberate da questo accordo siano destinate a un fondo globale, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, per affrontare i gravi problemi comuni dell’umanità: pandemie, cambiamenti climatici e povertà estrema.

L’altra metà resta a disposizione dei singoli governi. Tutti i paesi disporranno quindi di nuove e significative risorse. Alcune di queste possono essere utilizzate per reindirizzare le forti capacità di ricerca delle industrie militari verso applicazioni pacifiche urgenti.

La storia mostra che accordi per limitare la proliferazione delle armi sono realizzabili: grazie ai trattati SALT e START, Stati Uniti e Unione Sovietica hanno ridotto del 90% i propri arsenali nucleari a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Tali negoziati possono avere successo perché sono razionali: ogni attore beneficia della riduzione degli armamenti dei suoi avversari, e così ne beneficia l’umanità nel suo insieme.

L’umanità affronta rischi che possono essere evitati solo attraverso la cooperazione. Collaboriamo, invece di confliggere tra di noi.

 

Qui è possibile sottoscrivere la petizione, già firmata da oltre 50 premi Nobel.