Leggendo “Le Scienze per la Pace” di Valentina Bartolucci

di Sonia Paone
Ho letto Le Scienze per la Pace di Valentina Bartolucci (Mondadori, Milano, 2025) in un momento in cui parlare di pace sembra quasi controcorrente e, proprio per questo, il libro mi è sembrato particolarmente utile. Fin dalle prime pagine ho avuto la sensazione di trovarmi davanti non solo a un manuale ben costruito, ma a un testo che prende posizione, che entra nel dibattito pubblico con consapevolezza e urgenza.
Quello che mi ha colpito di più è il tentativo di colmare un vuoto evidente nel panorama accademico italiano. Le Scienze per la Pace, pur essendo un campo consolidato a livello internazionale, da noi faticano ancora a trovare uno spazio riconosciuto: l’autrice affronta questa lacuna con chiarezza e determinazione, restituendo dignità e struttura a una disciplina che troppo spesso resta ai margini.
Dal punto di vista strutturale, il manuale si articola in dieci capitoli, preceduti da un’ampia introduzione e accompagnati da apparati di approfondimento che rafforzano la dimensione didattica del testo. Dopo un inquadramento storico delle Scienze per la Pace, che ripercorre le diverse fasi della loro evoluzione (dai precursori ottocenteschi all’attuale “era cosmopolita”), l’autrice affronta i concetti fondamentali della disciplina (guerra, conflitto, violenza, pace), mettendone in luce la complessità definitoria e le implicazioni teoriche.
Particolarmente utile è la scelta di individuare nell’opposto della pace non la guerra in sé, ma la violenza nelle sue molteplici forme (diretta, strutturale, culturale e sistemica), in linea con la tradizione di Johan Galtung e con gli sviluppi più recenti della Peace Research.
Un altro elemento da sottolineare è l’attenzione dedicata alla dimensione epistemologica e metodologica della disciplina. L’autrice insiste sull’imperativo dell’interdisciplinarietà, mostrando come le Scienze per la Pace si nutrano dei contributi delle scienze sociali, delle discipline umanistiche e delle STEM, senza rinunciare a una forte tensione normativa. In tal senso, la pace viene concepita come processo asintotico, mai definitivamente compiuto, ma orientato da valori quali giustizia sociale, diritti umani, equità e sostenibilità. Questa impostazione consente di superare una visione minimalista della pace come mera assenza di guerra, aprendo lo spazio a una riflessione critica sulle strutture profonde che generano conflitto e violenza.
I capitoli centrali del manuale offrono una ricognizione ampia e articolata dei principali metodi e strumenti di analisi e trasformazione dei conflitti, dai modelli classici agli approcci più recenti e trasformativi, fino alle pratiche di nonviolenza e costruzione della pace dal basso.
Strategica è la scelta di dedicare un intero capitolo alla nonviolenza, non intesa come mera opzione etica o ideologica, ma come strategia concreta e storicamente situata di trasformazione dei conflitti. In questo quadro, il volume dialoga implicitamente con le tradizioni del pensiero critico e con le prospettive femministe, pur senza riservare a queste ultime un capitolo autonomo: la dimensione di genere, come chiarito dall’autrice, attraversa trasversalmente l’intera opera.
Sul piano critico, si potrebbe osservare che l’ampiezza dell’ambizione manualistica comporta talvolta una compressione del dibattito teorico più controverso, che viene necessariamente sintetizzato. Tuttavia, questa scelta appare coerente con la finalità introduttiva del volume e con il suo dichiarato intento pedagogico. L’apparato bibliografico ricco e aggiornato consente comunque al lettore di approfondire autonomamente le questioni solo accennate.
Il volume, inoltre, invita esplicitamente a ripensare il ruolo dell’università e della ricerca scientifica in relazione alla responsabilità sociale del sapere. In questo senso appare come una chiamata all’impegno intellettuale, fondata sulla convinzione che la pace non sia un’utopia astratta, bensì un progetto politico e culturale da costruire con strumenti rigorosi e sguardo critico.
Sonia Paone è Professoressa Associata in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, membro del CISP e Presidente dei Corsi di Laurea in Scienze per la Pace: Cooperazione Internazionale e Trasformazione dei Conflitti.


