Un patto tra città e aree interne per la transizione ecologica

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) redatto dal governo sono stati individuati numerosi settori nei quali intervenire per sostenere l’innovazione e la ricostruzione nel post-pandemia. L’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani ha recentemente diffuso un proprio rapporto in cui si cerca di capire se queste misure siano state pensate anche per le comunità montane del nostro paese: su Economia Circolare ne è stata fatta una prima analisi. Ciò che emerge dal rapporto è, innanzitutto, la mancanza di un’infrastruttura di comunicazione che connetta davvero le zone rurali e montane. Per poter dotare le zone montane di adeguate connessioni digitali e internet servono ingenti investimenti, che non si devono fermare alla connessione digitale, ma devono anche agevolare la creazione di piccole e medie imprese, al fine di colmare il gap che affligge le zone montane e le città, allo scopo di sostenere una ripresa post-covid omogenea in tutto il paese. Questa transizione tuttavia deve coinvolgere tutti i cittadini, i quali non sono solo semplici “beneficiari finali” degli interventi, ma devono esserne ideatori e promotori attivi dei progetti: si tratta di soggetti che conoscono il territorio, a cui affidarsi per la progettazione del nuovo futuro, per una tutela ambientale e sociale davvero sostenibile, in grado di mantenere il delicato equilibrio tra natura, progresso tecnologico e coesione sociale.

 

 

di Alessandro Coltré

Riduzione del divario digitale, tutela delle risorse naturali, servizi, turismo di qualità, nuove filiere e sviluppo locale: sono alcune delle richieste dei piccoli paesi e delle aree interne, che nel dossier elaborato dall’ Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem) provano a verificare se le misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rispondono a tali esigenze.

Non facciamo la somma. L’Uncem ha voluto intitolare così il dossier che contiene una prima analisi del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo Draghi. Una disamina che punta ad aprire un dibattito sul ruolo della montagna, dei piccoli comuni e delle aree interne nella ripartenza post Covid. Riduzione del divario digitale, tutela delle risorse naturali, servizi, turismo di qualità, nuove filiere e sviluppo locale: per ogni missione del PNRR, l’Uncem ha associato considerazioni e riflessioni riguardo i fondi stanziati, le mancanze, i punti di forza e i nodi da sciogliere per affrontare quella che il presidente dell’Uncem Marco Bussone definisce la questione territoriale.

 

Un patto tra città e aree interne

La città e dintorni, la metropoli e la montagna, aree urbane e paesi. Secondo i curatori del rapporto, insieme alla questione meridionale, a quella generazionale e alla questione femminile, il nostro Paese deve affrontare un altro divario, un altro tipo di disuguaglianza: “al sud, come al centro e al nord, come nelle isole, occorre definire percorsi, riforme e investimenti, strategie per colmare i divari tra aree urbane e montane, tra centri e periferie, tra città e paesi. Divari che aumentano e che creano ulteriori disuguaglianze, oltre a spopolamento, fragilità, desertificazione economica e sociale. La transizione ecologica e quella digitale permettono di invertire questi processi, nella logica dell’ecologia integrata. E il patto necessario tra città e montagne è fondamentale.

Le aree montane in Italia sono vive, sono vissute, sono comunità che – come scrive l’articolo 44 della nostra Costituzione – hanno necessità di specifici provvedimenti”, scrivono i curatori nella premessa che apre l’analisi delle varie missioni e componenti del PNRR. Un’analisi che Uncem non ha voluto impostare come elenco o somma sui vari finanziamenti. “Non facciamo la somma”, tra quello che c’è nelle diverse Componenti e Missioni del Piano che riguardino montagna, piccoli Comuni, aree interne, ambiente, territorio, green communities. Perché sarebbe inopportuno farlo prima che la Commissione Europea validi e confermi le proposte italiane. E sarebbe comunque impreciso, avendo molte componenti per gli enti territoriali, destinate ai Comuni, rivolte ai territori, con la montagna e gli stessi territori “trasversali”.

 

Connettere il paese

Analizzare la missione 1 del PNRR con la lente della questione territoriale offre l’opportunità di conoscere il lavoro di chi è impegnato da tempo nella lotta contro il digital divide nei territori, ossia quella mancanza di connessione e di reti internet nelle aree montane e rurali del Paese. Un divario che Uncem conosce bene e che ha analizzato in modo approfondito con il rapporto Montagna in rete. Uscito l’estate scorsa, questo lavoro di ricerca curato insieme a Consorzio Caire e Fondazione montagne italiane illumina quella parte del Paese tagliata fuori dalle infrastrutture digitali e dai servizi di telecomunicazioni: esistono infatti zone rurali e di montagna in cui le persone non possono scegliere quale telegiornale della Rai guardare la sera, perché non si vede nessun canale della televisione pubblica.

Secondo lo studio di Uncem parliamo di circa 5 milioni di italiani, una popolazione privata di servizi essenziali e della possibilità di informarsi, di connettersi con il Paese. Non solo: dalle mappature realizzati da Uncem sono 1200 i comuni in cui è difficile telefonare e inviare sms. Esiste un 25% del territorio nazionale che non è coperto da segnale e che non può connettersi decentemente a internet. Dati e percentuali che la pandemia, con la didattica a distanza e lo smartworking, ha messo maggiormente in evidenza, con la conseguente esclusione di tanti cittadini da percorsi di formazione e da opportunità lavorative.

Dieci giorni prima dell’approvazione del PNRR da parte del governo Draghi, Uncem ha ricordato le conseguenze di questa disuguaglianza direttamente a Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica, ribadendo l’urgenza di investire sulle infrastrutture e le reti digitali nelle aree interne. “È stato lo stesso Ministro Colao, il 25 aprile 2021 a confermare a Uncem che ci sono 6,3 miliardi di euro per le reti, banda ultralarga e 5G, per portare a tutti connettività secondo una neutralità tecnologica nella quale crediamo e per superare i gap di sviluppo causati da un digital divide del quale abbiamo ancora una volta, con più forza, preso consapevolezza nel corso della pandemia” si legge nel report.

Ma nel PNRR ci sono misure adeguate per affrontare il divario digitale? Secondo Uncem il PNRR offre molte risposte alle istanze portate avanti dalle comunità montane e delle aree interne, tra cui quella degli hub per l’innovazione: luoghi in cui amministrazioni e imprese possano analizzare nuovi bisogni e potenzialità dei territori, per realizzare progetti di sviluppo digitale e creazione di nuove imprese.

La condizione necessaria  per far funzionare questi hub dell’innovazione resta comunque una: internet. “Occorre completare il Piano nazionale banda ultralarga, dotando tutti, tutte le case, tutto il Paese di una rete efficace, sia questa in fibra ottica o senza fili. Va rilevato l’importante investimento, la scommessa imprenditoriale, fatta da diverse grandi e piccole aziende nel Paese. Uncem si augura possa essere risolta la questione rispetto a proprietà, gestione, uso della rete, con la necessità di togliere il Paese da un divario digitale infrastrutturale gravissimo” ricorda il report.

 

Fonte: EconomiaCircolare, 21 giungo 2021.

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