Non è mai troppo tardi per fermare la guerra

Lo spettro della guerra, che da mesi si aggirava per l’Europa, ha preso corpo nella notte del 24 febbraio: l’esercito russo ha invaso da più parti l’Ucraina e, mentre scriviamo, è alle porte di Kiev. È dalla guerra del Kosovo, dal bombardamento di Belgrado a opera della NATO nel 1999, che il continente europeo non viveva un’ora così buia.

Le guerre scoppiano in un giorno, ma sono sempre il risultato di conflitti che vengono da lontano. Sono precipitati in queste ore, con effetti imprevedibili, tensioni a lungo ignorate o, peggio, alimentate: la corsa al riarmo, anche nucleare, e la crescente spesa militare delle principali potenze; la partecipazione della NATO a operazioni militari offensive e “fuori area”, e il suo allargamento unilaterale in Europa dell’Est; la diffusione in Russia e in Ucraina di nazionalismi che hanno diviso e contrapposto popolazioni legate da secoli di storia; la mancata applicazione del Protocollo di Minsk, che avrebbe dovuto pacificare la regione del Donbass in Ucraina orientale dove, invece, si combatte a fasi alterne dal 2014; la dipendenza dell’Europa dal gas russo, che ha fatto passare in secondo piano il progressivo deterioramento dei diritti civili e politici in Russia.

In uno scenario così complesso, le sanzioni rischiano di essere inutili o addirittura dannose. E rappresentare il Presidente russo come il “nemico assoluto” o come un folle non aiuta a comprendere la situazione e, soprattutto, impedisce di fare ciò che va fatto senza indugi: pretendere il cessate il fuoco immediato e avviare una vera azione diplomatica, condotta in buona fede da tutte le parti. Non è mai troppo tardi per impedire al flagello della guerra di diffondersi e alla logica bellicista di oscurare le menti.

Ora più che mai, per impedire ogni ulteriore escalation militare, occorre fare spazio al dialogo per costruire una pace duratura, che tenga conto di tutte le istanze in campo e ripristini il diritto internazionale come garanzia per la pacifica convivenza dei popoli. Dialogare non è un atto di debolezza, ma è l’espressione di razionalità, lungimiranza e forza d’animo. I governi e le organizzazioni internazionali ascoltino la richiesta di pace che viene da tante piazze del mondo, anche da quelle russe, dove in migliaia coraggiosamente hanno protestato contro l’attacco all’Ucraina.

Esprimiamo viva solidarietà per le popolazioni civili colpite dal conflitto e dalle sue conseguenze. Chiediamo un cessate il fuoco immediato e il ritiro di tutte le forze e le installazioni militari straniere dall’Ucraina. Il governo italiano rispetti l’articolo 11 della Costituzione ed eviti qualunque coinvolgimento militare o economico, diretto o indiretto, nella guerra. Parta, appena possibile, un negoziato di pace che discuta la neutralità dell’Ucraina, il pieno rispetto dell’autonomia del Donbass, il superamento delle sanzioni contro la Federazione Russa.

La guerra in corso ci risvegli dal sonno della ragione e ci spinga a riconoscere e perseguire le nostre vere priorità: avviare un processo di disarmo generalizzato, mettere al bando le armi nucleari, costruire una nuova architettura di sicurezza europea e globale fondata sulla cooperazione e sulla risoluzione negoziale delle controversie, cooperare per affrontare la crisi climatica e la pandemia. Abbiamo un solo pianeta e, prima che membri di nazioni, dobbiamo riconoscerci come membri dell’umanità.