domenica, Gennaio 11, 2026
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La libertà accademica nell’era dei mostri: rischi e sfide

 

di Sonia Paone

La libertà accademica nell’era dei mostri: rischi e sfide di Sevgi Doğan, pubblicato di recente da Meltemi, è un testo denso, rigoroso e allo stesso tempo profondamente necessario. In un’epoca segnata da crescenti pressioni autoritarie, dalla precarizzazione del lavoro universitario e da nuove forme di censura, il libro interviene con lucidità e coraggio in un dibattito che troppo spesso, almeno in Italia, è rimasto confinato agli addetti ai lavori.

L’autrice propone una riflessione tanto ampia quanto articolata, capace di coniugare filosofia politica, analisi giuridica e testimonianze empiriche. Il volume nasce da una domanda semplice e radicale: cosa significa oggi parlare di libertà accademica e perché è fondamentale difenderla? Fin dalle prime pagine, l’autrice chiarisce che la libertà accademica non è un privilegio corporativo riservato ai professori, ma una condizione essenziale per la democrazia stessa. Essa garantisce che la ricerca, l’insegnamento e il pensiero critico possano svilupparsi senza pressioni politiche, economiche o ideologiche — e che le università rimangano luoghi di ricerca della verità, di pluralismo e di responsabilità sociale.

L’università si configura come uno spazio utopico, ma questa utopia è oggi minacciata da molteplici forze: governi autoritari, populismi nazionalisti, nonché la logica neoliberale che trasforma la conoscenza in merce e gli studenti in clienti. La premessa del libro è quindi tanto etica quanto politica: proteggere la libertà accademica significa preservare la possibilità stessa del pensiero critico come bene pubblico.

Il primo capitolo entra nel cuore teorico del discorso, interrogando le radici filosofiche e la definizione stessa di libertà accademica. L’autrice ripercorre la genealogia del concetto facendone emergere una visione raffinata, in cui la libertà accademica non è una mera assenza di vincoli, ma uno spazio relazionale in cui autonomia e responsabilità si intrecciano.

Il secondo capitolo affronta la questione sotto il profilo giuridico: la protezione costituzionale e internazionale della libertà accademica. Le convenzioni delle Nazioni Unite, la Risoluzione del Parlamento Europeo del 2024 e la rete Scholars at Risk vengono analizzate non solo come strumenti di tutela, ma anche come dispositivi politici che riflettono visioni differenti del sapere e del potere.

Il terzo capitolo esplora le dinamiche di potere tra università, Stato e società e analizza il ruolo dell’intellettuale come figura relazionale, impegnata nella ricerca della verità e nella responsabilità pubblica. L’autrice descrive la progressiva subordinazione delle università ai poteri economici e politici, e la trasformazione dell’università da luogo di conoscenza pubblica a macchina burocratica governata da logiche aziendalistiche. In questo senso la libertà accademica non è soltanto minacciata da regimi autoritari, ma anche da forme più sottili di controllo manageriale e valutativo, proprie del neoliberismo universitario.

Il quarto capitolo è dedicato all’analisi di casi empirici, con particolare attenzione alla Turchia. Attraverso l’analisi dei movimenti Accademici e accademiche per la pace e delle proteste dell’Università di Boğaziçi, Sevgi Doğan ricostruisce un panorama drammatico di repressione politica, sorveglianza e violenza epistemica.

Il quinto capitolo affronta l’impatto concreto delle violazioni della libertà accademica sulla vita personale e professionale di studiose e studiosi, con particolare attenzione alla relazione tra violazioni e migrazione forzata.

Ciò che colpisce maggiormente in questo lavoro è la capacità di tenere insieme due livelli — teorico ed empirico — senza ridurli l’uno all’altro. L’autrice si muove con sicurezza tra filosofia politica, diritto internazionale e studi decoloniali, mostrando un equilibrio tra riflessione concettuale e attenzione alla realtà concreta degli accademici perseguitati o esiliati.

La forza del libro emerge ancora di più se lo si colloca nel contesto internazionale. Negli ultimi anni, reti come Scholars at Risk o SAR Europe, hanno documentato un aumento esponenziale di attacchi alla libertà accademica: dalla Polonia all’India, dagli Stati Uniti all’Ungheria. La chiusura dei programmi di studi di genere a Budapest, gli arresti di accademici palestinesi o curdi, la repressione delle proteste studentesche contro la guerra — tutti questi eventi trovano nel libro un quadro interpretativo estremamente efficace.

Ciò che questo volume ci ricorda è che la libertà accademica non è una conquista definitiva, ma una tensione permanente tra conoscenza e potere. E che difenderla significa anche ripensare radicalmente il ruolo dell’università: non come azienda, né come torre d’avorio, ma come spazio di cura, responsabilità e solidarietà.

 

Sonia Paone è Professoressa Associata in Sociologia dell’Ambiente e del Territorio presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, membro del CISP e Presidente dei Corsi di Laurea in Scienze per la Pace: Cooperazione Internazionale e Trasformazione dei Conflitti.