sabato, Maggio 25, 2024
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Danni e morti civili senza precedenti: inchiesta sui bombardamenti israeliani a Gaza

L’operazione “Spade di ferro”, che Israele sta conducendo a Gaza in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, sta provocando danni materiali e morti senza precedenti. Al 5 gennaio 2024, i morti sono almeno 22.600 e 57.910 feriti, la maggior parte donne e bambini. Circa 7.000 sono i dispersi che, si presume, siano morti sotto le macerie. Dal 7 ottobre sono stati segnalati più di 400.000 casi di malattie infettive, tra cui circa 180.000 persone con infezioni alle vie respiratorie superiori e più di 136.000 casi di diarrea, la metà dei quali tra i bambini di età inferiore ai 5 anni. 1,9 milioni di persone, pari a quasi l’85% della popolazione totale di Gaza, sono sfollate: quasi 1,4 milioni di loro trovano rifugio in 155 strutture delle Nazioni Unite. A distanza di un mese dalla sua prima diffusione, pubblichiamo un’importante inchiesta realizzata da Magazine +972 e Local Call, due organi di informazione israeliana indipendenti, che indaga le cause dell’elevata distruttività dell’attacco israeliano in corso. Basata sulle testimonianze di membri dell’intelligence israeliana e di sopravvissuti palestinesi, nonché sulle dichiarazioni ufficiali dei rappresentanti dell’Israeli Defence Force (IDF) e di vari materiali video disponibili, l’inchiesta rivela una letale convergenza di circostanze: un forte allentamento dei protocolli dell’esercito rispetto a obiettivi non militari e dei vincoli rispetto alla riduzione dei “danni collaterali” rappresentati da vittime civili, ma anche l’impiego di un nuovo sistema di intelligenza artificiale, noto come Habsora (il “Vangelo”), capace di identificare 100 obiettivi al giorno per possibili bombardamenti. Un confronto puntuale con le precedenti operazioni militari condotte da Israele su Gaza – nel 2008-09, nel 2012, nel 2014, nel 2018-19 e nel 2021 – mostra come siano cambiati i protocolli operativi dell’esercito israeliano e come ciò abbia un impatto sul numero dei danni e delle vittime. Dall’incrocio delle varie testimonianze emerge una strategia che mira, attraverso la distruzione di obiettivi non militari e la morti di civili, a volte di intere famiglie, a destabilizzare la popolazione di Gaza per farla rivoltare contro Hamas e per spingerla a lasciare la Striscia. Una strategia in stridente contrasto con le rassicurazioni ufficiali che l’esercito israeliano farebbe tutto il possibile per preservare i civili e le infrastrutture non militari, come prescritto dal diritto internazionale umanitario.

di Yuval Abraham

L’ampliamento delle autorizzazioni a bombardare obiettivi non militari da parte dell’esercito israeliano, l’allentamento dei vincoli relativi alle vittime civili previste e l’uso di sistemi di intelligenza artificiale per generare un numero di potenziali obiettivi maggiore rispetto al passato, sembrano aver contribuito alla natura particolarmente distruttiva delle fasi iniziali dell’attuale guerra di Israele contro la Striscia di Gaza: una delle campagne militari più letali condotta contro i palestinesi dalla Nakba del 1948.

La presente inchiesta, condotta da Magazine +972 e Local Call, si basa sulle conversazioni con sette attuali ed ex membri dell’intelligence israeliana – tra cui personale dell’intelligence militare e dell’aeronautica che ha partecipato alle operazioni israeliane nella Striscia assediata – oltre che su testimonianze palestinesi, dati e documentazione provenienti dalla Striscia di Gaza e, infine, su dichiarazioni ufficiali del portavoce dell’IDF e di altre istituzioni israeliane.

Bombardamenti sempre più letali: il ruolo dell’intelligenza artificiale

Rispetto ai precedenti attacchi israeliani a Gaza, l’attuale guerra – che Israele ha chiamato operazione “Spade di Ferro” e che è iniziata in risposta all’attacco guidato da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre – ha visto l’esercito espandere in modo significativo i bombardamenti di obiettivi che non sono strettamente di natura militare. Questi includono residenze private, edifici pubblici, infrastrutture e grattacieli che, secondo le fonti, l’esercito definisce “obiettivi di potere” (matarot otzem).

Il bombardamento di obiettivi di potere, secondo fonti dell’intelligence che hanno avuto esperienza diretta della sua applicazione a Gaza in passato, è principalmente inteso a danneggiare la società civile palestinese: per “creare uno shock” che, tra le altre cose, si riverbererà con forza sulla popolazione allo scopo di portarla a “fare pressione su Hamas”, come ha detto una fonte.

Diverse fonti, che hanno parlato con noi coperti dall’anonimato, hanno confermato che l’esercito israeliano dispone di files sulla stragrande maggioranza dei potenziali obiettivi a Gaza – comprese le abitazioni – e che sono in grado di stabilire il numero di civili che potrebbero essere uccisi in un attacco a un determinato obiettivo. Questo numero è calcolato e noto in anticipo alle unità di intelligence dell’esercito, che sanno anche, poco prima di effettuare un attacco, quanti civili saranno sicuramente uccisi.

In un caso discusso dalle nostre fonti, il comando militare israeliano ha consapevolmente approvato l’uccisione di centinaia di civili palestinesi nel tentativo di assassinare un singolo alto comandante militare di Hamas. “I numeri sono aumentati da decine di morti civili ‘permessi’ a un alto funzionario come danno collaterale nell’ambito di un attacco, nelle operazioni precedenti, a centinaia di morti civili nelle operazioni in corso”, ha dichiarato una fonte.

“Niente accade per caso”, ha detto un’altra fonte. “Quando una bambina di tre anni viene uccisa in una casa a Gaza, è perché qualcuno nell’esercito ha deciso che non era un grosso problema ucciderla – che era un prezzo da pagare per colpire un altro obiettivo. Noi non siamo Hamas. Questi non sono razzi casuali. Tutto è intenzionale. Sappiamo esattamente quanti danni collaterali ci sono in ogni casa”.

Un’altra ragione del gran numero di vittime civili e degli estesi danni al tessuto urbano di Gaza è l’uso diffuso di un sistema chiamato Habsora (“il Vangelo”): in gran parte costruito sull’intelligenza artificiale, tale sistema può “generare” obiettivi quasi automaticamente a un ritmo che supera di gran lunga quello che era possibile in precedenza. Questo sistema, come descritto da un ex ufficiale dei servizi segreti, facilita in modo determinante la creazione di una “fabbrica di omicidi di massa”.

Secondo le fonti, l’uso crescente di sistemi basati sull’intelligenza artificiale come Habsora consente all’esercito di effettuare attacchi su larga scala contro le strutture residenziali in cui vive un singolo membro di Hamas, anche se si tratta solo di giovani militanti da poco operativi. Tuttavia, le testimonianze dei palestinesi a Gaza suggeriscono che dal 7 ottobre l’esercito ha attaccato anche molte residenze private in cui non risiedeva alcun membro noto o apparente di Hamas o di qualsiasi altro gruppo militante. Tali attacchi, hanno confermato le fonti a +972 e Local Call, possono uccidere consapevolmente intere famiglie.

Nella maggior parte dei casi, hanno aggiunto le fonti, nelle abitazioni prese di mira non viene condotta alcuna attività militare. “Ricordo di aver pensato che è come se [i militanti palestinesi] bombardassero tutte le residenze private delle nostre famiglie quando [i soldati israeliani] tornano a dormire a casa durante il fine settimana”, ha dichiarato una fonte, criticando questa pratica.

Un’altra fonte ha affermato che un alto funzionario dell’intelligence ha detto ai suoi ufficiali, dopo il 7 ottobre, che l’obiettivo era quello di “uccidere il maggior numero possibile di militanti di Hamas”, per cui i criteri relativi al danneggiamento di civili palestinesi sono stati notevolmente allentati. Per questo motivo, ci sono “casi in cui bombardiamo sulla base di una delineazione ampia del luogo in cui si trova l’obiettivo, uccidendo civili. Ciò viene fatto spesso per risparmiare tempo, invece di fare un po’ più di lavoro per ottenere un’individuazione più accurata”, ha detto la fonte.

Il risultato di queste politiche è la sconcertante perdita di vite umane a Gaza dal 7 ottobre a oggi. Più di 300 famiglie hanno perso 10 o più familiari nei bombardamenti israeliani degli ultimi due mesi – un numero 15 volte superiore a quello di quella che è stata la guerra più letale di Israele contro Gaza, nel 2014. Al momento in cui scriviamo, sono circa 15.000 i palestinesi uccisi nella guerra, e non solo [al 5 gennaio 2024, Al Jazeera riferisce di almeno 22.600 morti e 57.910 feriti, la maggior parte delle quali donne e bambini. Circa 7.000 sono i dispersi, che si presume siano morti sotto le macerie. Dal 7 ottobre sono stati segnalati più di 400.000 casi di malattie infettive, tra cui circa 180.000 persone con infezioni alle vie respiratorie superiori e più di 136.000 casi di diarrea, la metà dei quali tra i bambini di età inferiore ai 5 anni. Ma il sistema sanitario di Gaza è stato in gran parte reso inoperativo, ndr].

“Tutto questo sta avvenendo in contrasto con il protocollo di condotta utilizzato dall’esercito di Israele in passato”, ha spiegato una fonte. “C’è la sensazione che gli alti ufficiali siano consapevoli del loro fallimento il 7 ottobre e siano impegnati a capire come fornire all’opinione pubblica israeliana un’immagine [di vittoria] che salvi la loro reputazione”.

Un alibi per causare massicce distruzioni

Israele ha lanciato l’attacco su Gaza all’indomani dell’offensiva del 7 ottobre guidata da Hamas nel Sud di Israele. Durante quell’attacco, sotto una pioggia di razzi, i militanti palestinesi hanno massacrato più di 840 civili e ucciso 350 soldati e personale di sicurezza, hanno rapito circa 240 persone – tra civili e soldati – e, secondo un rapporto dell’ONG Physicians for Human Rights Israel, avrebbero commesso diffuse violenze sessuali e di genere.

Fin dal primo momento dopo il 7 ottobre, i decisori politici in Israele hanno dichiarato apertamente che la risposta sarebbe stata di portata completamente diversa rispetto alle precedenti operazioni militari a Gaza, con l’obiettivo dichiarato di “sradicare totalmente” Hamas. “L’enfasi è sul danno e non sulla precisione”, ha dichiarato il portavoce dell’Israeli Defence Force (IDF) Daniel Hagari il 9 ottobre. L’esercito israeliano ha rapidamente messo in pratica queste dichiarazioni.

Secondo le fonti che hanno parlato con +972 e Local Call, gli obiettivi a Gaza che sono stati colpiti dagli aerei israeliani possono essere divisi approssimativamente in quattro categorie. La prima è quella degli “obiettivi tattici”, che comprende obiettivi militari standard come cellule militanti armate, magazzini di armi, lanciarazzi, lanciamissili anticarro, fosse di lancio, bombe di mortaio, quartieri generali militari, posti di osservazione e così via.

La seconda categoria è costituito dagli “obiettivi sotterranei”, principalmente i tunnel che Hamas ha scavato sotto i quartieri di Gaza, anche sotto le case dei civili. Gli attacchi aerei su questi obiettivi potrebbero portare al crollo delle case sopra o vicino ai tunnel.

Il terzo è quello degli “obiettivi di potere”, che comprende grattacieli e torri residenziali nel cuore delle città, ed edifici pubblici come università, banche e uffici governativi. L’idea alla base di questi obiettivi, affermano tre fonti dell’intelligence che sono state coinvolte nella pianificazione o nella conduzione di attacchi a obiettivi di potere in passato, è che un attacco deliberato alla società palestinese eserciterà una “pressione” della cittadinanza su Hamas.

L’ultima categoria è costituita dalle “case famiglia” o “case degli operatori”. Lo scopo dichiarato di questi attacchi è quello di distruggere residenze private al fine di assassinare un singolo residente sospettato di essere un agente di Hamas o della Jihad islamica. Tuttavia, nella guerra attuale, le testimonianze palestinesi affermano che alcune delle famiglie uccise non includevano agenti di queste organizzazioni.

Nelle prime fasi dell’attuale guerra, l’esercito israeliano sembra aver prestato particolare attenzione alla terza e quarta categoria di obiettivi. Secondo le dichiarazioni rilasciate l’11 ottobre dal portavoce dell’IDF, durante i primi cinque giorni di combattimenti, metà degli obiettivi bombardati – 1.329 su un totale di 2.687 – erano considerati “bersagli di potere”.

“Ci viene chiesto di cercare edifici alti con un mezzopiano che possa essere attribuito ad Hamas”, ha detto una fonte che ha partecipato a precedenti offensive israeliane a Gaza. “A volte si tratta dell’ufficio del portavoce di un gruppo militante, o di un punto in cui si incontrano gli agenti. Ho capito che la questione del mezzopiano è una scusa che permette all’esercito di causare molta distruzione a Gaza. Questo è ciò che ci hanno detto”.

“Se dicessero al mondo intero che gli uffici [della Jihad islamica] al 10° piano non sono importanti come obiettivo, ma che la loro esistenza è una giustificazione per far crollare l’intero grattacielo con l’obiettivo di mettere sotto pressione le famiglie civili che vi abitano, per fare a loro volta pressione sulle organizzazioni terroristiche, questo verrebbe visto come terrorismo. Quindi non lo dicono”, ha aggiunto la fonte.

Diverse fonti che hanno prestato servizio nelle unità di intelligence dell’IDF hanno affermato che, almeno fino all’attuale guerra, i protocolli di condotta dell’esercito consentivano di attaccare obiettivi di potere solo quando gli edifici erano vuoti di residenti al momento dell’attacco. Tuttavia, testimonianze e video da Gaza suggeriscono che dal 7 ottobre alcuni di questi obiettivi sono stati attaccati senza preavviso agli occupanti, uccidendo intere famiglie.

L’attacco su larga scala alle abitazioni può essere ricavato da dati pubblici e ufficiali. Secondo l’Ufficio governativo per i media di Gaza – che fornisce il bilancio delle vittime da quando il Ministero della Salute di Gaza ha smesso di farlo l’11 novembre a causa del collasso dei servizi sanitari nella Striscia – al momento del cessate il fuoco temporaneo, il 23 novembre, Israele aveva ucciso 14.800 palestinesi a Gaza; circa 6.000 di loro erano bambini e 4.000 donne, che insieme costituiscono più del 67% del totale. Le cifre fornite dal Ministero della Salute e dall’Ufficio governativo dei media – entrambi sotto l’egida del governo di Hamas – non si discostano significativamente dalle stime israeliane.

Il Ministero della Salute di Gaza, inoltre, non specifica quanti dei morti appartenevano alle ali militari di Hamas o della Jihad islamica. L’esercito israeliano stima di aver ucciso tra i 1.000 e i 3.000 militanti palestinesi armati. Secondo i media israeliani, alcuni dei militanti morti sono sepolti sotto le macerie o all’interno del sistema di tunnel sotterranei di Hamas, e quindi non sono stati inseriti nei conteggi ufficiali.

I dati delle Nazioni Unite relativi al periodo fino all’11 novembre, quando Israele aveva ucciso 11.078 palestinesi a Gaza, affermano che almeno 312 famiglie hanno perso 10 o più persone nell’attacco israeliano in corso; per avere un termine di paragone, durante l’operazione Protective Edge” del 2014, 20 famiglie a Gaza avevano perso 10 o più persone. Almeno 189 famiglie hanno perso tra le sei e le nove persone, secondo i dati delle Nazioni Unite, mentre 549 famiglie hanno perso tra le due e le cinque persone.

I massicci attacchi contro obiettivi di potere e residenze private sono avvenuti nello stesso momento in cui l’esercito israeliano, il 13 ottobre, ha invitato gli 1,1 milioni di residenti della Striscia di Gaza settentrionale – la maggior parte dei quali risiede a Gaza City – a lasciare le loro case e a trasferirsi nel sud della Striscia. A quella data, era già stato bombardato un numero record di obiettivi energetici e più di 1.000 palestinesi erano già stati uccisi, tra cui centinaia di bambini.

In totale, secondo le Nazioni Unite, 1,7 milioni di palestinesi, la grande maggioranza della popolazione della Striscia, sono stati sfollati all’interno di Gaza dopo il 7 ottobre. L’esercito ha affermato che la richiesta di evacuare il nord della Striscia era intesa a proteggere le vite dei civili. I palestinesi, tuttavia, vedono questo sfollamento di massa come parte di una “nuova Nakba”, un tentativo di pulizia etnica di una parte o di tutto il territorio. [Dal 2 dicembre 2023 i bombardamenti israeliani si sono intensificati su quelle aree del Sud della Striscia dove l’IDF aveva invitato in precedenza gli abitanti del Nord a spostarsi per “la loro sicurezza”, ndr].

Colpire obiettivi civili per spingere la popolazione di Gaza contro Hamas

Secondo fonti ufficiali, nei primi cinque giorni dell’attacco su Gaza l’esercito israeliano ha sganciato 6.000 bombe sulla Striscia, per un peso totale di circa 4.000 tonnellate. I media hanno riferito che l’esercito ha spazzato via interi quartieri. Secondo il Centro Al Mezan per i diritti umani, con sede a Gaza, questi attacchi hanno portato alla “completa distruzione di quartieri residenziali e infrastrutture civili, nonché all’uccisione di massa dei residenti”.

Come documentato da Al Mezan e da numerose immagini provenienti da Gaza, Israele ha bombardato l’Università islamica di Gaza, l’Ordine degli avvocati palestinesi, un edificio delle Nazioni Unite che ospita un programma educativo per studenti di eccellenza, un edificio appartenente alla Società palestinese per le telecomunicazioni, il Ministero dell’Economia nazionale, il Ministero della Cultura, strade e decine di grattacieli e case, soprattutto nei quartieri settentrionali di Gaza.

Il quinto giorno di combattimenti, il portavoce dell’IDF ha distribuito ai giornalisti militari in Israele immagini satellitari “prima e dopo” di quartieri nel nord della Striscia, come Shuja’iyya e Al-Furqan (dal soprannome di una moschea della zona) a Gaza City, che mostravano decine di case ed edifici distrutti. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito 182 obiettivi di potere a Shuja’iyya e 312 obiettivi di potere a Al-Furqan.

Il capo di Stato Maggiore dell’aviazione israeliana, Omer Tishler, ha dichiarato ai giornalisti militari che tutti questi attacchi avevano un obiettivo militare legittimo, ma anche che interi quartieri sono stati attaccati “su larga scala e non in modo chirurgico”. Notando che la metà degli obiettivi militari fino all’11 ottobre erano obiettivi di potere, il portavoce dell’IDF ha detto che sono stati attaccati “quartieri che servono come tana del terrore per Hamas” e che sono stati causati danni a “quartieri generali operativi”, “beni operativi” e “beni utilizzati dalle organizzazioni terroristiche all’interno di edifici residenziali”. Il 12 ottobre, l’esercito israeliano ha annunciato di aver ucciso tre “alti membri di Hamas“, due dei quali facevano parte dell’ala politica del gruppo. [Al momento, non siamo riusciti a trovare fonti indipendenti e verificate sugli effettivi militanti di Hamas uccisi dagli attacchi israeliani, ndr].

Tuttavia, nonostante gli estesi bombardamenti israeliani, i danni alle infrastrutture militari di Hamas nel nord di Gaza durante i primi giorni di guerra sembrano essere stati minimi. In effetti, fonti dell’intelligence hanno riferito a +972 e Local Call che gli obiettivi militari che facevano parte di obiettivi di potere sono stati usati molte volte come copertura per danneggiare la popolazione civile. “Hamas è ovunque a Gaza; non c’è edificio che non abbia qualcosa di Hamas al suo interno, quindi se si vuole trovare un modo per trasformare un grattacielo in un obiettivo, lo si potrà fare”, ha detto un ex funzionario dell’intelligence.

“Non colpiranno mai un grattacielo che non abbia qualcosa che possiamo definire come obiettivo militare”, ha detto un’altra fonte dell’intelligence, che ha effettuato precedenti attacchi contro obiettivi di potere. “Ci sarà sempre un piano nel grattacielo [associato ad Hamas]. Ma per la maggior parte, quando si tratta di obiettivi di potere, è chiaro che l’obiettivo non ha un valore militare che giustifichi un attacco che abbatta l’intero edificio vuoto nel mezzo di una città, con vari aerei e bombe del peso di diverse tonnellate”.

In effetti, secondo le fonti che hanno partecipato alla compilazione degli obiettivi di potere nelle guerre precedenti, anche se il file degli obiettivi di solito contiene qualche tipo di presunta associazione con Hamas o altri gruppi militanti, colpire l’obiettivo funziona principalmente come un “mezzo che permette di danneggiare la società civile”. Le fonti hanno capito, alcune esplicitamente e altre implicitamente, che i danni ai civili sono il vero scopo di questi attacchi.

Nel maggio 2021, ad esempio, Israele è stato pesantemente criticato per aver bombardato la Torre Al-Jalaa, che ospitava importanti media internazionali come Al Jazeera, Associated Press e Agence France-Presse. L’esercito ha affermato che l’edificio era un obiettivo militare di Hamas; fonti hanno dichiarato a +972 e Local Call che si trattava in realtà di un obiettivo di potere.

“La percezione è che Hamas sia molto danneggiato quando vengono abbattuti i grattacieli, perché questo crea una reazione pubblica nella Striscia di Gaza e spaventa la popolazione”, ha detto una delle fonti. “Volevano dare ai cittadini di Gaza la sensazione che Hamas non avesse il controllo della situazione. A volte hanno fatto crollare edifici, a volte centri del servizio postale, altre volte edifici governativi”.

Sebbene sia senza precedenti che l’esercito israeliano attacchi più di 1.000 obiettivi di potere in cinque giorni, l’idea di causare devastazioni di massa alle aree civili per scopi strategici è stata formulata in precedenti operazioni militari a Gaza, affinate dalla cosiddetta “Dottrina Dahiya” della Seconda guerra del Libano del 2006.

Secondo tale dottrina – sviluppata dall’ex Capo di Stato Maggiore dell’IDF Gadi Eizenkot, che ora è membro della Knesset e fa parte dell’attuale gabinetto di guerra – in una guerra contro gruppi di guerriglieri come Hamas o Hezbollah, Israele deve usare una forza sproporzionata e schiacciante, colpendo le infrastrutture civili e governative, al fine di stabilire una deterrenza e costringere la popolazione civile a fare pressione sui gruppi per porre fine ai loro attacchi. Il concetto di “obiettivi di potere” sembra essere nato da questa stessa logica.

La prima volta che l’esercito israeliano ha definito pubblicamente gli obiettivi di potere a Gaza è stato alla fine dell’operazione “Protective Edge” nel 2014. L’esercito ha bombardato quattro edifici durante gli ultimi quattro giorni di guerra: tre edifici residenziali a più piani a Gaza City e un grattacielo a Rafah. L’establishment della sicurezza ha spiegato all’epoca che gli attacchi avevano lo scopo di comunicare ai palestinesi di Gaza che “nulla è più immune” e di fare pressione su Hamas affinché accettasse un cessate il fuoco. “Le prove che abbiamo raccolto dimostrano che la massiccia distruzione [degli edifici] è stata effettuata deliberatamente e senza alcuna giustificazione militare”, ha dichiarato un rapporto di Amnesty alla fine del 2014.

In un’altra violenta escalation iniziata nel novembre 2018, l’esercito ha nuovamente attaccato obiettivi di potere. Questa volta Israele ha bombardato grattacieli, centri commerciali e l’edificio della stazione televisiva Al-Aqsa, affiliata a Hamas. “Attaccare obiettivi di potere produce un effetto molto significativo sull’altra parte”, ha dichiarato all’epoca un ufficiale dell’aeronautica. “Lo abbiamo fatto senza uccidere nessuno e ci siamo assicurati che l’edificio e i suoi dintorni fossero evacuati”.

Operazioni precedenti hanno anche dimostrato come colpire questi obiettivi non sia solo un modo per danneggiare il morale dei palestinesi, ma anche per alzare il morale all’interno di Israele. Il quotidiano Haaretz ha rivelato che durante l’operazione “Guardian of the Walls”, nel 2021, l’unità dei portavoce dell’IDF ha condotto un’operazione militare psicologica sui cittadini israeliani per aumentare la consapevolezza delle operazioni dell’IDF a Gaza e dei danni causati ai palestinesi. I soldati, che hanno utilizzato falsi account sui social media per nascondere l’origine della campagna, hanno caricato su Twitter, Facebook, Instagram e TikTok immagini e filmati degli attacchi dell’esercito a Gaza per dimostrare al pubblico israeliano la bravura dell’esercito.

Durante l’assalto del 2021, Israele ha colpito nove obiettivi definiti di potere, tutti grattacieli. “L’obiettivo era quello di far crollare i grattacieli per fare pressione su Hamas e anche per far vedere all’opinione pubblica [israeliana] l’immagine della vittoria”, ha dichiarato una fonte della sicurezza a +972 e Local Call.

Tuttavia, ha proseguito la fonte, “non ha funzionato. Come persona che ha seguito Hamas, ho sentito in prima persona quanto non si preoccupassero dei civili e degli edifici abbattuti. A volte l’esercito ha trovato qualcosa in un grattacielo che era legato ad Hamas, ma era anche possibile colpire quell’obiettivo specifico con armi più precise. Il risultato è che hanno abbattuto un grattacielo per il gusto di abbattere un grattacielo”.

Tutti cercavano i loro figli tra le macerie

L’attuale guerra non solo ha visto Israele attaccare un numero senza precedenti di obiettivi di potere, ma ha anche visto l’esercito abbandonare le politiche precedenti che miravano a evitare danni ai civili. Mentre in precedenza la procedura ufficiale dell’esercito prevedeva che fosse possibile attaccare gli obiettivi di potere solo dopo che tutti i civili fossero stati evacuati, le testimonianze dei residenti palestinesi a Gaza indicano che, dal 7 ottobre, Israele ha attaccato i grattacieli con i loro residenti ancora all’interno, o senza aver preso misure significative per evacuarli, causando molte morti tra i civili.

Secondo un’indagine dell’Associated Press condotta dopo la guerra del 2014, circa l’89% delle persone uccise nei bombardamenti aerei sulle case delle famiglie erano residenti disarmati, e la maggior parte di loro erano donne e bambini.

Tishler, il capo di stato maggiore dell’aeronautica, ha confermato un cambiamento di politica, dicendo ai giornalisti che la politica dell’esercito di “bussare sui tetti” – in base alla quale si sparava un piccolo colpo iniziale sul tetto di un edificio per avvertire i residenti che stava per essere colpito – non è più in uso “dove c’è un nemico”. Il roof knocking, ha detto Tishler, è “un concetto che ha senso nei cicli [brevi e circoscritti] di combattimento, non in guerra”.

Le fonti che hanno lavorato in precedenza sugli obiettivi di potere hanno affermato che la strategia esplicitamete distruttiva dell’attuale guerra potrebbe rappresentare uno sviluppo pericoloso, spiegando che l’attacco agli obiettivi di potere era originariamente inteso per “scioccare” Gaza, ma non necessariamente per uccidere un gran numero di civili. “Gli obiettivi sono stati individuati con il presupposto che i grattacieli sarebbero stati evacuati dalle persone [prima di essere colpiti], quindi quando stavamo lavorando [alla compilazione degli obiettivi], non c’era alcuna preoccupazione riguardo al numero di civili che sarebbero stati danneggiati; il presupposto era che il numero sarebbe sempre stato zero”, ha detto una fonte con una profonda conoscenza di questa tattica.

“Questo significherebbe che ci dovrebbe essere un’evacuazione totale [degli edifici presi di mira], che richiede dalle due alle tre ore, durante le quali i residenti vengono chiamati e avvertiti [per telefono], vengono lanciati missili di avvertimento e facciamo anche un controllo incrociato con i filmati dei droni per verificare che le persone stiano effettivamente lasciando i grattacieli”, ha aggiunto la fonte.

Tuttavia, le testimonianze da Gaza suggeriscono che alcuni grattacieli – che presumiamo fossero obiettivi di potere – sono stati abbattuti senza preavviso. +972 e Local Call hanno individuato almeno due casi durante la guerra in corso in cui interi grattacieli residenziali sono stati bombardati e sono crollati senza preavviso, e un caso in cui, secondo le prove, un grattacielo è crollato sui civili che si trovavano all’interno.

Il 10 ottobre, Israele ha bombardato l’edificio Babel a Gaza, secondo la testimonianza di Bilal Abu Hatzira, che quella notte ha salvato dei corpi dalle rovine. Nell’attacco all’edificio sono rimaste uccise dieci persone, tra cui tre giornalisti.

Il 25 ottobre, l’edificio residenziale di 12 piani Al-Taj, a Gaza City, è stato bombardato fino alle fondamenta, uccidendo le famiglie che vi abitavano senza alcun preavviso. Circa 120 persone sono state sepolte sotto le rovine dei loro appartamenti, secondo le testimonianze dei residenti. Yousef Amar Sharaf, un residente di Al-Taj, ha scritto su X che 37 membri della sua famiglia che vivevano nell’edificio sono stati uccisi nell’attacco: “Il mio caro padre e la mia cara madre, la mia amata moglie, i miei figli e la maggior parte dei miei fratelli e le loro famiglie”. I residenti hanno dichiarato che sono state lanciate molte bombe, danneggiando e distruggendo anche gli appartamenti degli edifici vicini.

Sei giorni dopo, il 31 ottobre, l’edificio residenziale di otto piani Al-Mohandseen è stato bombardato senza preavviso. Secondo quanto riferito, il primo giorno sono stati recuperati dalle rovine tra i 30 e i 45 corpi. Un bambino è stato trovato vivo, ma senza i suoi genitori. I giornalisti hanno stimato che oltre 150 persone sono rimaste uccise nell’attacco, mentre molte sono rimaste sepolte sotto le macerie.

L’edificio si trovava nel campo profughi di Nuseirat, a sud di Wadi Gaza – nella presunta “zona sicura” verso cui Israele indirizzava i palestinesi che fuggivano dalle loro case nel nord e nel centro di Gaza – e quindi serviva come rifugio temporaneo per gli sfollati, secondo varie testimonianze.

Secondo un’indagine di Amnesty International, il 9 ottobre Israele ha bombardato almeno tre edifici a più piani, nonché un mercatino delle pulci all’aperto in una strada affollata nel campo profughi di Jabaliya, uccidendo almeno 69 persone. “I corpi sono stati bruciati… non volevo guardare, avevo paura di guardare il volto di Imad”, ha detto il padre di un bambino che è stato ucciso. “I corpi erano sparsi sul pavimento. Tutti cercavano i propri figli in questi mucchi. Ho riconosciuto mio figlio solo dai pantaloni. Volevo seppellirlo immediatamente, quindi ho portato mio figlio in braccio e l’ho tirato fuori”.

Secondo l’indagine di Amnesty, l’esercito ha detto che l’attacco alla zona di mercato era rivolto a una moschea “dove c’erano agenti di Hamas.” Tuttavia, secondo la stessa indagine, le immagini satellitari non mostrano una moschea nelle vicinanze.

Il portavoce dell’IDF non ha risposto alle domande dei +972 e di Local Call su attacchi specifici, ma ha affermato più in generale che “l’IDF prima di attaccare ha fornito avvertimenti in vari modi, e quando le circostanze lo permettevano, ha anche consegnato avvisi individuali attraverso telefonate a persone che erano o vicino agli obiettivi (c’erano più da 25.000 conversazioni dal vivo durante la guerra, accanto a milioni di conversazioni registrate, messaggi di testo e volantini caduti dall’aria allo scopo di avvertire la popolazione). Aggiungendo che “l’IDF lavora per ridurre il più possibile i danni ai civili che risultano dagli attacchi, nonostante la sfida di combattere un’organizzazione terroristica che usa i cittadini di Gaza come scudi umani”.

L’intelligenza artificale consente di colpire 100 obiettivi in un giorno

Secondo il portavoce dell’IDF, durante i primi 35 giorni di combattimenti, Israele ha attaccato un totale di 15.000 obiettivi a Gaza. Sulla base di fonti multiple, questa è una cifra molto alta rispetto alle quattro operazioni precedenti nella Striscia. Durante Guardian of the Walls, nel 2021, Israele attaccò 1.500 obiettivi in 11 giorni. In Protective Edge nel 2014, che è durato 51 giorni, Israele ha colpito tra i 5.266 e i 6.231 obiettivi. Durante Pillar of Defense nel 2012, circa 1.500 obiettivi sono stati attaccati in otto giorni. In Cast Lead nel 2008, Israele ha colpito 3.400 obiettivi in 22 giorni.

Fonti dell’intelligence che hanno prestato servizio nelle operazioni precedenti hanno anche riferito a +972 e a Local Call che, per 10 giorni nel 2021 e tre settimane nel 2014, un tasso di attacco di 100-200 obiettivi al giorno ha portato a una situazione in cui l’aviazione israeliana non aveva più obiettivi di valore militare. Come è possibile allora che, dopo quasi due mesi, l’esercito israeliano non sia ancora a corto di obiettivi nella guerra in corso?

La risposta potrebbe trovarsi in una dichiarazione del portavoce dell’IDF del 2 novembre scorso, secondo cui l’esercito israeliano sta usando il sistema Habsora (“Il Vangelo”): questo sistema, fondato sull’intelligenza artificiale, “consente l’uso di strumenti automatici per produrre obiettivi a un ritmo veloce e lavora migliorando il materiale di intelligence accurato e di alta qualità in base alle esigenze [operative]”.

Nella dichiarazione, un alto funzionario dell’intelligence afferma che grazie a Habsora, gli obiettivi vengono creati per colpi di precisione “causando grandi danni al nemico e danni minimi ai non combattenti. Gli agenti di Hamas non sono immuni, non importa dove si nascondono”.

Secondo fonti di intelligence, Habsora genera, tra le altre cose, raccomandazioni automatiche per attaccare residenze private dove vivono persone sospettate di essere agenti di Hamas o della Jihad islamica. Israele poi effettua operazioni su larga scala attraverso il pesante bombardamento di questi edifici residenziali.

Habsora, ha spiegato una delle fonti, elabora enormi quantità di dati che “decine di migliaia di ufficiali dell’intelligence non potrebbero mai elaborare”, e raccomanda siti di bombardamento in tempo reale. Dato che la maggior parte degli alti funzionari di Hamas si spostano in tunnel sotterranei all’inizio di qualsiasi operazione militare, secondo quanto le fonti dicono, l’uso di un sistema come Habsora consente di localizzare e attaccare le case di agenti entrati nell’organizzazione da relativamente poco tempo.

Un ex ufficiale dell’intelligence ha spiegato che il sistema Habsora consente all’esercito di gestire una vera e propria “fabbrica di omicidi di massa”, in cui “l’enfasi è sulla quantità e non sulla qualità”. Un occhio umano “passerà in rassegna gli obiettivi prima di ogni attacco, ma non ha bisogno di impiegare troppo tempo su di loro”. Poiché Israele stima che ci sono circa 30.000 membri di Hamas a Gaza, e sono tutti segnati a morte, il numero di potenziali obiettivi è enorme.

Nel 2019 l’esercito israeliano ha creato un nuovo centro volto a utilizzare l’intelligenza artificiale (IA) per accelerare la generazione degli obiettivi. “La Divisione amministrativa degli obiettivi ” è un’unità che include centinaia di ufficiali e soldati, ed è basata sulle capacità dell’IA”, ha detto l’ex Capo di Stato Maggiore dell’IDF Aviv Kochavi in un’intervista approfondita con Ynet all’inizio di quest’anno.

“Questa è una macchina che, con l’aiuto dell’IA, elabora enormi quantità di dati meglio e più velocemente di qualsiasi essere umano, e li traduce in bersagli da attaccare”, ha continuato Kochavi. “Il risultato è stato che nell’operazione Guardiano delle Mura [nel 2021], dal momento in cui questa macchina è stata attivata, ha generato 100 nuovi obiettivi ogni giorno. Vedete, in passato c’erano volte a Gaza in cui creavamo 50 obiettivi all’anno. E qui la macchina ha prodotto 100 obiettivi in un giorno!”

“Prepariamo gli obiettivi automaticamente e lavoriamo secondo una lista di controllo”, ha affermato una delle fonti che ha lavorato nella nuova Divisione amministrativa degli obiettivi. “È davvero come una fabbrica. Lavoriamo rapidamente e non c’è tempo per approfondire il bersaglio. Sembra che siamo giudicati secondo quanti obiettivi riusciamo a generare”.

Un alto funzionario militare responsabile della banca dati dei bersagli ha dichiarato al Jerusalem Post all’inizio di quest’anno che, grazie ai sistemi di IA dell’esercito, per la prima volta i militari possono generare nuovi obiettivi a un ritmo più veloce di quanto attacchino. Un’altra fonte ha detto che l’unità per generare automaticamente un gran numero di obiettivi è una ulteriore implementazione della dottrina Dahiya.

Sistemi automatizzati come Habsora hanno quindi notevolmente facilitato il lavoro degli ufficiali dell’intelligence israeliana nel prendere decisioni durante le operazioni militari, incluso il calcolo delle potenziali vittime. Cinque diverse fonti hanno confermato che il numero di civili che potrebbero essere uccisi negli attacchi alle abitazioni private è noto in anticipo ai servizi segreti israeliani, e appare chiaramente nel file di destinazione sotto la categoria dei “danni collaterali”.

Secondo queste fonti, ci sono “gradi di danni collaterali” secondo i quali l’esercito determina se è possibile attaccare un bersaglio all’interno di una residenza privata. “Quando la direttiva generale prevede ‘Danno collaterale 5’ significa che siamo autorizzati a colpire tutti gli obiettivi che uccideranno cinque civili o meno” ha detto una delle fonti.

“In passato, non segnalavamo regolarmente le case dei membri minori di Hamas per i bombardamenti”, ha dichiarato un funzionario della sicurezza che ha partecipato all’attacco di obiettivi durante le operazioni precedenti. “Ai miei tempi, se la casa su cui stavo lavorando era contrassegnata come danno collaterale 5, non sempre veniva approvata [per l’attacco]”. Tale approvazione, ha detto, veniva ricevuta solo se si sapeva che un alto comandante di Hamas viveva nella casa.

“A quanto mi risulta, oggi si possono contrassegnare tutte le case [di qualsiasi militare di Hamas, indipendentemente dal grado]”, ha continuato la fonte. “Si tratta di un numero elevato di case. I membri di Hamas che non contano nulla vivono nelle case di tutta Gaza. Perciò contrassegnano la casa, la bombardano e uccidono tutti coloro che vi abitano”.

Una politica concepita per bombardare le case delle famiglie

Il 22 ottobre scorso l’aviazione israeliana ha bombardato la casa del giornalista palestinese Ahmed Alnaouq nella città di Deir al-Balah. Ahmed è un mio caro amico e collega; quattro anni fa, abbiamo fondato una pagina Facebook in ebraico chiamata “Across the Wall“, con l’obiettivo di portare le voci palestinesi da Gaza al pubblico israeliano.

L’attacco del 22 ottobre ha fatto crollare blocchi di cemento sull’intera famiglia di Ahmed, uccidendo il padre, i fratelli, le sorelle e tutti i loro figli, compresi i neonati. Solo la nipote Malak, di 12 anni, era sopravvissuta, ma rimasta in condizioni critiche, con il corpo coperto di ustioni. È morta pochi giorni dopo.

In totale sono stati uccisi ventuno membri della famiglia di Ahmed, sepolti sotto la loro casa. Nessuno di loro era un militante. Il più giovane aveva 2 anni; il più anziano, suo padre, ne aveva 75. Ahmed, che attualmente vive nel Regno Unito, è ora solo rispetto a tutta la sua famiglia.

Il gruppo WhatsApp della famiglia di Ahmed si intitola “Better Together”. L’ultimo messaggio che vi compare è stato inviato da lui stesso, poco dopo la mezzanotte della notte in cui ha perso la sua famiglia. “Qualcuno mi ha fatto sapere che va tutto bene”, ha scritto. Nessuno rispose. Si è addormentato, ma si è svegliato in preda al panico alle 4. Bagnato di sudore, ha controllato di nuovo il telefono. Silenzio. Poi ha ricevuto un messaggio da un amico con la terribile notizia.

Il caso di Ahmed è comune a Gaza [in queste settimane]. Nelle interviste rilasciate alla stampa, i direttori degli ospedali della Striscia hanno ripetuto la stessa scena: le famiglie entrano negli ospedali come una successione di cadaveri, un bambino seguito dal padre e dal nonno. I corpi sono tutti coperti di terra e sangue.

Secondo ex ufficiali dell’intelligence israeliana, in molti casi in cui viene bombardata un’abitazione privata l’obiettivo è “l’uccisione di agenti di Hamas o della Jihad”, e tali obiettivi vengono attaccati quando l’agente entra in casa. I ricercatori dell’intelligence sanno se anche i membri della famiglia o i vicini dell’agente potrebbero morire in un attacco e sanno come calcolare quanti di loro potrebbero morire. Ognuna delle fonti ha detto che si tratta di case private, dove nella maggior parte dei casi non si svolgono attività militari.

+972 e Local Call non dispongono di dati sul numero di militari uccisi o feriti da attacchi aerei su abitazioni private durante la guerra in corso, ma è ampiamente dimostrato che, in molti casi, non si trattava di militari o politici appartenenti ad Hamas o alla Jihad islamica.

Il 10 ottobre, l’aviazione israeliana ha bombardato un edificio di appartamenti nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza, uccidendo 40 persone, la maggior parte delle quali donne e bambini. In uno dei video scioccanti girati dopo l’attacco, si vedono persone che urlano, tengono in mano quella che sembra essere una bambola estratta dalle rovine della casa e se la passano di mano in mano. Quando la telecamera zoomma, si vede che non si tratta di una bambola, ma del corpo di un bambino.

Uno dei residenti ha detto che 19 membri della sua famiglia sono stati uccisi nell’attacco. Un altro sopravvissuto ha scritto su Facebook di aver trovato solo la spalla di suo figlio tra le macerie. Amnesty ha indagato sull’attacco e ha scoperto che un membro di Hamas viveva in uno dei piani superiori dell’edificio, ma non era presente al momento dell’attacco.

Il bombardamento delle case in cui presumibilmente vivono militanti di Hamas o della Jihad islamica è diventata una strategia più coordinata dell’IDF durante l’operazione Protective Edge del 2014. Allora 606 palestinesi – circa un quarto dei morti civili durante i primi 51 giorni di combattimenti – erano membri di famiglie le cui case erano state bombardate. Nel 2015 un rapporto delle Nazioni Unite ha definito questa operazione sia come un potenziale crimine di guerra sia come “un nuovo modello” di azione che “ha portato alla morte di intere famiglie”.

Nel 2014, 93 bambini sono stati uccisi a causa dei bombardamenti israeliani sulle case delle famiglie, di cui 13 avevano meno di un anno. Un mese fa, 286 bambini di età non superiore a 1 anno erano già stati uccisi a Gaza, secondo un elenco dettagliato con l’età delle vittime pubblicato dal Ministero della Sanità di Gaza il 26 ottobre. Da allora il numero è probabilmente raddoppiato o triplicato.

Tuttavia, in molti casi, e soprattutto durante l’attuale operazione a Gaza, l’esercito israeliano ha effettuato attacchi che hanno colpito residenze private, anche quando non c’era un obiettivo militare noto o chiaro. Ad esempio, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti, sino al 29 novembre Israele aveva ucciso 50 giornalisti palestinesi a Gaza, alcuni dei quali nelle loro case con le loro famiglie. [Al 5 gennaio 2024, le indagini preliminari del Comitato hanno evidenziato che almeno 77 giornalisti e operatori dei media sono morti a Gaza dal 7 ottobre, ndr].

Roshdi Sarraj, 31 anni, giornalista di Gaza nata in Gran Bretagna, ha fondato nella Striscia un’agenzia di stampa chiamata “Ain Media”. Il 22 ottobre una bomba israeliana ha colpito la casa dei suoi genitori, dove stava dormendo, uccidendolo. Anche la giornalista Salam Mema è morta sotto le macerie della sua casa dopo il bombardamento; dei suoi tre figli piccoli, Hadi, 7 anni, è morto, mentre Sham, 3 anni, non è ancora stato trovato sotto le macerie. Altre due giornaliste, Duaa Sharaf e Salma Makhaimer, sono state uccise insieme ai figli nelle loro case.

Gli analisti israeliani hanno ammesso che l’efficacia militare di questo tipo di attacchi aerei sproporzionati è limitata. Due settimane dopo l’inizio dei bombardamenti a Gaza (e prima dell’invasione di terra) – dopo che nella Striscia di Gaza erano stati contati i corpi di 1.903 bambini, circa 1.000 donne e 187 anziani – il commentatore israeliano Avi Issacharoff ha twittato: “Per quanto sia difficile da sentire, al 14° giorno di combattimenti, non sembra che il braccio militare di Hamas sia stato danneggiato in modo significativo. Il danno più significativo alla leadership militare è l’assassinio del [comandante di Hamas] Ayman Nofal”.

Combattere contro “animali umani

I militanti di Hamas operano regolarmente da un’intricata rete di tunnel costruiti sotto ampie zone della Striscia di Gaza. Questi tunnel, come confermato dagli ex ufficiali dell’intelligence israeliana con cui abbiamo parlato, passano anche sotto le case e le strade. Pertanto, i tentativi israeliani di distruggerli con attacchi aerei rischiano in molti casi di provocare l’uccisione di civili. Questa potrebbe essere un’altra ragione dell’alto numero di famiglie palestinesi spazzate via nell’attuale offensiva.

Gli ufficiali dell’intelligence intervistati per questo articolo hanno affermato che il modo in cui Hamas ha progettato la rete di tunnel a Gaza sfrutta consapevolmente la popolazione civile e le infrastrutture in superficie. Queste affermazioni sono state anche alla base della campagna mediatica che Israele ha condotto nei confronti degli attacchi e delle incursioni all’ospedale Al-Shifa e dei tunnel scoperti sotto di esso [l’ex premier israeliano Ehud Barak, nel corso di un’intervista alla Cnn, ha rivelato che “il bunker e i tunnel sotto l’ospedale sono stati costruiti da ingegneri israeliani decenni fa”, quando Israele occupava militarmente la Striscia, ndr].

Israele ha anche attaccato un gran numero di obiettivi militari: operatori armati di Hamas, siti di lancio di razzi, cecchini, squadre anticarro, quartieri generali militari, basi, posti di osservazione e altro ancora. Fin dall’inizio dell’invasione di terra, i bombardamenti aerei e il fuoco dell’artiglieria pesante sono stati utilizzati per fornire supporto alle truppe israeliane sul terreno. Secondo gli esperti di diritto internazionale, questi obiettivi sono legittimi, purché gli attacchi rispettino il principio di proporzionalità.

In risposta a una richiesta di +972 e Local Call per questo articolo, il portavoce dell’IDF ha dichiarato: “L’IDF si impegna a rispettare il diritto internazionale e agisce in base a esso, e nel farlo attacca obiettivi militari e non attacca i civili. L’organizzazione terroristica Hamas colloca i suoi agenti e i suoi mezzi militari nel cuore della popolazione civile. Hamas usa sistematicamente la popolazione civile come scudo umano e conduce i combattimenti da edifici civili, compresi siti sensibili come ospedali, moschee, scuole e strutture delle Nazioni Unite”.

Fonti dell’intelligence che hanno parlato con +972 e Local Call hanno affermato che in molti casi Hamas “mette deliberatamente in pericolo la popolazione civile di Gaza e cerca di impedire con la forza l’evacuazione dei civili”. Due fonti hanno affermato che i leader di Hamas “capiscono che il danno israeliano ai civili li legittima a combattere”.

Allo stesso tempo, anche se oggi è difficile da immaginare, l’idea di sganciare una bomba da una tonnellata con l’obiettivo di uccidere un agente di Hamas, ma che finisce per uccidere un’intera famiglia come “danno collaterale”, non è sempre stata accettata così facilmente da ampie fasce della società israeliana. Nel 2002, ad esempio, l’aviazione israeliana bombardò la casa di Salah Mustafa Muhammad Shehade, allora capo delle Brigate Al-Qassam, l’ala militare di Hamas. La bomba uccise lui, la moglie Eman, la figlia quattordicenne Laila e altri 14 civili, tra cui 11 bambini. L’uccisione ha suscitato un clamore pubblico sia in Israele che nel mondo, e Israele è stato accusato di aver commesso un crimine di guerra.

Queste critiche hanno portato alla decisione dell’esercito israeliano, nel 2003, di sganciare una bomba più piccola, da un quarto di tonnellata, su una riunione di alti funzionari di Hamas – tra cui l’inafferrabile leader delle Brigate Al-Qassam, Mohammed Deif – che si svolgeva in un edificio residenziale di Gaza, nonostante il timore che non sarebbe stata abbastanza potente da ucciderli. Nel suo libro “Conoscere Hamas”, il giornalista israeliano veterano Shlomi Eldar ha scritto che la decisione di usare una bomba relativamente piccola era dovuta al precedente di Shehade e al timore che una bomba da una tonnellata avrebbe ucciso anche i civili nell’edificio. L’attacco fallì e gli alti ufficiali dell’ala militare di Hamas fuggirono dal luogo della riunione.

Nel dicembre 2008, nella prima grande guerra che Israele ha condotto contro Hamas dopo la sua presa di potere a Gaza nel 2006-07, l’attuale Ministro della Difesa Yoav Gallant, all’epoca a capo del Comando meridionale dell’IDF, ha dichiarato che per la prima volta Israele stava “colpendo le case delle famiglie” di alti funzionari di Hamas con l’obiettivo di distruggerle, ma non di danneggiare le loro famiglie. Gallant ha sottolineato che le case sono state attaccate dopo che le famiglie sono state avvertite da un “colpo bussato sul tetto”, oltre che da una telefonata, dopo che era chiaro che nella casa si stesse svolgendo un’attività militare di Hamas.

Dopo l’operazione Protective Edge del 2014, durante la quale Israele ha iniziato a colpire sistematicamente le case delle famiglie dal cielo, gruppi per i diritti umani come B’Tselem hanno raccolto testimonianze di palestinesi sopravvissuti a questi attacchi. I sopravvissuti hanno raccontato che le case sono crollate su se stesse, che i frammenti di vetro hanno tagliato i corpi di coloro che si trovavano all’interno, che le macerie “puzzavano di sangue” e che le persone vi erano state sepolte vive.

Questa politica letale continua ancora oggi, in parte grazie all’uso di armi distruttive e di tecnologie sofisticate come Habsora, ma anche grazie a un establishment politico e di sicurezza che ha allentato le redini dell’apparato militare israeliano. Quindici anni dopo aver insistito sul fatto che l’esercito si stava impegnando per ridurre al minimo i danni ai civili, Gallant ha chiaramente cambiato idea. “Stiamo combattendo contro animali umani e agiamo di conseguenza”, ha dichiarato dopo il 7 ottobre.

Fonte: +972 Magazine, 30 novembre 2023.