Armi nucleari e Flashcards: in che mani è la sicurezza del mondo

di Francesco Lenci

 

Bellingcat è un’associazione internazionale di ricercatori, giornalisti investigativi, studiosi, sparsi in una ventina di paesi in tutto il mondo che utilizza informazioni e inchieste per documentare su una varietà di argomenti. Il 28 Maggio 2021 Bellingcat ha reso noti dei fatti che, se non fossero angoscianti, sarebbero grotteschi: mentre governi ed esponenti politici europei continuano a rifiutare chiarimenti sullo stazionamento delle armi nucleari tattiche statunitensi in Europa, si viene a sapere che le forze armate di Washington hanno utilizzato delle applicazioni Flashcards per memorizzare i numerosissimi dati necessari alla custodia delle armi nucleari. Le Flashcards sono dei foglietti elettronici utilizzati per immagazzinare e memorizzare dati e informazioni, e sembra siano uno degli strumenti di studio più efficaci mai inventati, utilizzati anche dagli studenti (una versione moderna, digitale, dei foglietti di carta e delle formule scritte sui polsini delle camicie e sul palmo delle mani).

Bellingcat ha reso noto che i soldati statunitensi, utilizzando applicazioni come Chegg, Quizlet e Cram hanno identificato gli spazi esatti in cui erano immagazzinate le armi nucleari e riportato le posizioni delle telecamere, la frequenza dei pattugliamenti, gli identificatori univoci che devono avere coloro che lavorano in aree ad accesso limitato. Senza rendersene conto, hanno fatto trapelare molti dettagli dei protocolli di sicurezza segreti relativi alle armi nucleari (bombe a gravità B61, anch’esse in fase di ammodernamento) e hanno inavvertitamente confermato il loro schieramento in tutte le basi in Europa dove la loro presenza era già sospettata, o resa nota da documenti di diverse ONG, come l’Unione scienziati per il disarmo e la Federation of American Scientists, e sulla quale il silenzio dei governi era tombale.

Sembra che queste schede siano state di dominio pubblico perché i loro autori, apparentemente, non hanno scelto la modalità privata nella configurazione delle applicazioni. In alcuni casi, la negligenza è stata tale che i militari hanno utilizzato i loro nomi completi, mentre alcuni hanno inserito la stessa foto del profilo che avevano nel proprio account Linkedin, il che ha facilitato la loro identificazione ai giornalisti, che hanno contattato la NATO, il Pentagono e altre rilevanti autorità prima di pubblicare la loro indagine a causa delle “potenziali implicazioni per la sicurezza pubblica”. Le basi oggetto di investigazione sono quelle di Incirlik (Turchia), Ghedi (Italia), Büchel (Germania) e Kleine Brogel (Belgio). Alcune Flashcards visionate dal team di Billingcat erano pubbliche dal 2013, mentre le ultime risalgono ad aprile di quest’anno. L’US Air Force ha confermato di essere a conoscenza dell’uso di questo tipo di applicazioni da parte dei membri del servizio per studiare “un’ampia varietà di argomenti”, ma ha sottolineato che non vi erano raccomandazioni ufficiali sull’uso di queste risorse e si è rifiutata di commentare i protocolli di sicurezza.

Non credo si debba essere esperti di sicurezza internazionale e controllo degli armamenti per concludere che le rivelazioni dei giornalisti riflettono una “evidente violazione” nei meccanismi di sicurezza relativi alle armi nucleari statunitensi schierate nei Paesi membri della NATO. E non dimentichiamo che in Italia sono installate circa venti B61 ad Aviano (Pordenone) e circa quindici B61 a Ghedi (Brescia). Ed è dal 2008 che non si riesce nemmeno ad avviare un dialogo con i nostri governi su questo problema, con la prospettiva di un graduale ma completo ritiro delle armi nucleari statunitensi dall’Europa.

Mi viene in mente una dichiarazione del Generale George Lee Butler, responsabile di tutte le armi nucleari degli Stati Uniti durante la presidenza di George H. W. Bush, riportata dal New Yorker del 23 dicembre 2016: “abbiamo evitato un olocausto nucleare per una qualche combinazione di abilità, fortuna ed intervento divino, ed io sospetto che quest’ultimo sia stato preponderante.

 

Francesco Lenci è Senior Fellow del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, membro del Council of Pugwash Conferences, già Direttore dell’Istituto di Biofisica del CNR e Segretario Generale dell’Unione Scienziati per il Disarmo (USPID), per cui attualmente è parte del Consiglio Scientifico.

Rispondi