L’aborto ora è libero e gratuito in Argentina

La nuova legge che depenalizza l’interruzione volontaria di gravidanza è stata da poco approvata dal parlamento argentino. Un passo importante per il paese latino-americano, appoggiato dal presidente Alberto Fernandez, ma il cui merito va soprattutto al movimento femminista NiUnaMenos, che da anni è impegnato nelle lotte di genere. Il valore di questo passo storico va compreso nel quadro complesso dei diritti delle donne in tutto il Sud America. Certamente, si è aperto un nuovo capitolo della storia argentina, ma le lotte non si fermeranno. Molti i temi, profondamente radicati nella cultura sud americana, che richiedono di essere ripensati radicalmente in una nuova prospettiva, inclusiva dei diritti di tutta la popolazione: dal sistema patriarcale alle violenze domestiche, passando per una consapevolezza sempre maggiore delle dinamiche colonialiste ancora oggi presenti nel paese.

 

di Laura Fano

All’alba di mercoledì 30 dicembre in Argentina si è realizzato un evento storico. La legge di depenalizzazione dell’aborto è stata approvata dal Senato con 38 voti a favore contro 29 contrari e 1 astensione, dopo un dibattito parlamentare durato 15 ore. Questo evento è il risultato di anni di protesta e vari tentativi legislativi falliti, ultimo dei quali quello dell’agosto 2018, quando il progetto di legge era stato bloccato proprio dal Senato. L’attuale presidente Alberto Fernandez, eletto nel dicembre 2019, aveva incluso la legalizzazione dell’aborto nella sua piattaforma elettorale e dalla sua elezione aveva spinto affinché venisse approvata in parlamento. La vittoria però si deve al movimento femminista argentino, NiUnaMenos, che da cinque anni, con la sua marea verde, inonda le strade, produce scioperi e assemblee in tutto il paese, crea sapere collettivo, e si è trasformato nel più grande e potente movimento femminista attuale, non solo nel subcontinente latino-americano, ma in tutto il mondo.

L’approvazione della legge, che prevede la possibilità di abortire in maniera libera e gratuita fino a 14 settimane (oltre questo termine sono previste eccezioni in caso di stupro e pericolo per la donna) rappresenta un evento storico non solo perché è il risultato di 30 anni di lotta, ma per due motivi molto importanti. Innanzitutto, l’Argentina è il primo grande paese dell’America Latina ad approvare una simile legge – ad oggi in America Latina è possibile abortire liberamente solo in Uruguay, Cuba e Guyana, oltre che nello stato messicano di Oaxaca. Quella per la liberalizzazione dell’aborto rappresenta una delle battaglie più importanti in molti paesi della regione, alcuni dei quali, come ad esempio El Salvador, hanno leggi talmente draconiane da prevedere il carcere perfino per donne che hanno avuto aborti spontanei. La legge argentina avrà inevitabilmente ripercussioni in tutta la regione, rafforzando i vari movimenti femministi e portando a forti mobilitazioni e probabilmente a positivi cambiamenti legislativi. Già dalla sua formazione, NiUnaMenos aveva svolto un incredibile ruolo propulsivo nella regione nella creazione di movimenti femministi simili, seppur adattati alla realtà concreta di ogni singolo paese.

La seconda conseguenza riguarda proprio il movimento argentino NiUnaMenos, per il quale la lotta per la liberalizzazione dell’aborto rappresenta solo un tassello in un’analisi della società che ha raggiunto un livello di teorizzazione e di sistematizzazione senza uguali al mondo. Nato nel 2015 come reazione all’altissimo numero di femminicidi nel paese, il movimento femminista argentino è riuscito a sviluppare un sapere collettivo sulla violenza patriarcale, capitalista e coloniale che lega in un quadro strutturale violenza domestica, estrattivismo, indebitamento e finanziarizzazione dell’economia. Un movimento con un tale livello di coscienza della società in cui si muove, e con una tale potenza e desiderio di cambiare tutto, per usare il titolo del libro della militante e accademica Veronica Gago, non si fermerà certo al riconoscimento legale di una delle sue tante vertenze. Avendo vissuto in prima persona la vittoria referendaria per l’aborto in Irlanda, ho anche assistito ad un forte indebolimento del movimento femminista in seguito al voto, proprio perché quel movimento si era formato unicamente intorno ad una rivendicazione normativa. In Argentina la profondità del movimento NiUnaMenos, il suo radicamento territoriale in gran parte del paese, la sua capillarità, la sua forte presenza nelle zone popolari, la sua intersezionalità, il suo essere espressione di una storia nazionale specifica fatta di dittatura, crisi del 2001 e movimento piquetero, ne fanno un attore politico fondamentale nel paese, forse l’attore politico per eccellenza.

La vittoria di ieri rappresenta anche una vittoria sulle chiese – cattolica e evangelica – che hanno fatto di tutto, a partire da Papa Francesco, per bloccare questo voto. Come la stessa Veronica Gago racconta nel suo libro, i curas villeros (preti dei quartieri popolari) hanno svolto un ruolo fortissimo di istigazione all’obbedienza, cercando di costringere le donne delle classi popolari nel ruolo tradizionale della maternità, aiutati in questo dai sussidi sociali, promossi dai governi progressisti, dove l’ottenimento di un aiuto economico è condizionato a compiti legati all’essere madri di famiglia, quali la scolarizzazione e la vaccinazione dei figli. È proprio in queste zone però che, grazie all’eredità del movimento piquetero, si è sviluppata un’economia popolare, in cui il lavoro riproduttivo è portato fuori dalle mura domestiche dove vorrebbe essere confinato, e diventa economia femminista, ponendo la cura della collettività al centro.

Ed è proprio con il concetto di cura che chiudo questa breve riflessione. Sulle bacheche delle attiviste argentine ho trovato messaggi che, mentre esprimevano giubilo per l’evento storico a cui avevano assistito, invitavano chi aveva partecipato alla vigilia massiva di fronte al parlamento, a isolarsi e a non avere contatti stretti per i prossimi giorni, per evitare il diffondersi del Covid. Un attivismo che non è spontaneismo, ma strumento posto ai fini di una visione altra della società.

Fonte: Femministerie, 30 Dicembre 2020.

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