Reddito di base e helicopter money: contro e oltre l’emergenza Covid-19

Pubblicato sulla rivista online “gli asini”, l’articolo di Giuseppe Allegri e Bruno Montesano mette a fuoco l’opportunità inattesa che la crisi in corso offre ai governi d’Europa e del resto del mondo: l’introduzione di un reddito di base in tempo di quarantena come misura per alleviare la situazione di tutti e tutte coloro che hanno visto la propria condizione economica peggiorare a causa del Covid-19 e del lockdown. Gli autori considerano il reddito universale come diritto fondamentale all’esistenza dignitosa delle persone, da finanziare eventualmente, almeno in un primo momento, attraverso una politica monetaria di “helicopter money”, ossia attraverso la creazione e la distribuzione diretta di denaro da parte delle banche centrali. In prospettiva, a partire dallo strumento di inclusione sociale universale del reddito di quarantena, l’obiettivo è quello di ripensare l’intero sistema di welfare.

 

di Giuseppe Allegri e Bruno Montesano

 

Reddito universale per tutte e tutti, contro e oltre l’emergenza Covid-19, come chiede la campagna del Basic Income Network Italia (BIN Italia). Dopo oltre un decennio di ricerche, dibattiti e mobilitazioni in questo senso, il BIN e altri movimenti propongo un appello per l’estensione del reddito di cittadinanza come primo passo per introdurre un reddito di base, quanto più universale e meno condizionato possibile. Si tratta di volgere almeno parzialmente in positivo questa lotta contro la pandemia, per immaginare una nuova istituzione di protezione sociale che negli ultimi anni è stata molto discussa in relazione alla rivoluzione digitale e all’automazione e che ora può tornare utile anche come strumento di sicurezza e solidarietà sociale durante la quarantena e oltre, per far fronte ai suoi effetti, non solo sanitari, sugli individui.

Una delle ipotesi per finanziare il reddito di quarantena, almeno in un primo momento, è attraverso l’helicopter money. L’helicopter money consiste in trasferimenti a famiglie e imprese distribuiti dal governo ma finanziate dalla banca centrale con la creazione di nuova moneta, e quindi senza alcun impatto sul debito. Questa ipotesi si allinea solo parzialmente con un reddito di base individuale, incondizionato e strutturale, che vada oltre un determinato periodo di emergenza. L’helicopter money infatti servirebbe anzitutto per stimolare la domanda e sostenere i redditi – tramite un basic income – ma, raggiunto un certo livello di inflazione, andrebbe abbandonato. In ogni caso, la determinazione degli obiettivi distributivi e redistributivi dovrebbe rimanere in capo ai governi e necessiterebbe di una forte imposizione fiscale. Anche perché altrimenti la misura sancirebbe il dominio della politica monetaria su quella fiscale. Gli euro-bond si candidano invece a divenire una risorsa strutturale per politiche sociali e fiscali che sostengano l’Europa politica, con la realizzazione dell’armonizzazione fiscale, di una politica industriale europea volta alla riconversione ecologica della produzione, e di un Pilastro sociale europeo.

Ma se gli euro-bond hanno ampio spazio nel dibattito italiano, l’helicopter money e il reddito di base hanno più difficoltà a trovare ascolto, al di là del diffuso disprezzo per il reddito di cittadinanza. Effettivamente, il reddito grillino rappresenta uno stravolgimento rispetto alle riflessioni che – da Gorz, a Offe a Van Parjis – hanno ragionato di una risposta universalistica all’avvento dell’economia dell’informazione, con il correlato di lavoro povero, precarietà e disoccupazione strutturale. Reddito di base e helicopter money spesso sono usati intercambiabilmente, anche se le due misure presentano affinità e divergenze. Come reddito di base e helicopter money possano saldarsi in questa fase è la domanda su cui ci si deve interrogare. Intanto, in questi mesi di conclamata pandemia globale, politici e governi di altri paesi si sono avventurati sul terreno dell’helicopter money e del reddito di base. Dopo Hong Kong – che ha finanziato l’intervento emettendo titoli di debito e non tramite un finanziamento diretto della banca centrale – negli Stati Uniti Trump ha stanziato 500 miliardi di dollari da versare nelle tasche delle cittadine e cittadini US in deficit. Mentre Alexandria Ocasio-Cortez chiede esplicitamente al Governo USA uno Universal Basic Income, Bernie Sanders ha proposto di versare 2.000 dollari a ogni famiglia, da accompagnare al blocco degli sfratti, a una assicurazione contro la disoccupazione più generosa e a una cancellazione del debito studentesco. Nel Regno Unito intanto una delle due candidate alla guida del Labour, la corbynista Rebecca Long Bailey, rilancia la proposta del reddito di base, coerentemente con il sostegno di Corbyn al QE for the people, mentre oltre 170 parlamentari inglesi propongono un Emergency Universal Basic Income. La questione è se il reddito sarà garantito per la sola fase della pandemia o se verrà mantenuto così da cambiare i sistemi di welfare.

I media anglosassoni, da sempre attenti al tema, rilanciano l’idea. Il “New York Times” ha spronato il governo US a dare 2.000 dollari a tutti e tutte e ha invitato a regolamentare le imprese che il governo salverà e a fare ingenti investimenti in sanità e infrastrutture. Interventi su altri settori dell’economia servono infatti a evitare che il reddito di base realizzi il sogno neoliberale di pocket money per molte e molti in un regime di economia deregolamentata, senza welfare e diritti. Il Financial Times (FT), dopo aver a lungo ospitato riflessioni in merito, ha pubblicato un intervento in favore del reddito di quarantena a firma dell’economista di Oxford Daniel Susskind. Altri strumenti di imposizione fiscale e di regolazione di monopoli produttivi e finanziari permetterebbero di reperire maggiori risorse per finanziare un reddito di base. Se non fosse che il progetto neoliberale e nazionalista della Brexit rende queste ipotesi molto improbabili.

A causa del tracollo della domanda, della bassa inflazione, dell’esigenza di sostenere i redditi di milioni di persone, molti economisti negli ultimi giorni, tra cui Jordi Gali, Nouriel Roubini, Beatrice Weder di Mauro, Anatole Kaletsky hanno ripreso l’idea dell’helicopter money per sostenere la domanda e i redditi, in reazione a uno shock esogeno. Per il capo economista della società di consulenza Acreditus di Dubai, Moritz Kraemer,“la BCE potrebbe impegnarsi a effettuare un trasferimento mensile a tutti i cittadini dell’area euro con un conto corrente, fino a che l’inflazione non raggiunga il 2% (…) versando € 200 in ogni conto, in caso l’inflazione annuale sia eguale o inferiore all’1%. Questo pagamento verrebbe ridotto di € 20 per ogni 10 punti base oltre l’1%, raggiungendo lo zero dopo l’inflazione che raggiunga il 2%”. La misura potrebbe funzionare per 38 mesi e il suo costo sarebbe di 908 miliardi, l’8% del Pil europeo – ma tra 2015 e 2018 per il QE erano stati mobilitati circa 2,5 trilioni di euro, che presto potrebbero salire a 3,5 – con un effetto annuale sulla domanda dello 0,6% del Pil dell’Eurozona. L’Europarlamento dovrebbe stabilire a chi vadano i soldi per evitare che un organo non eletto direttamente decida chi debba ricevere denaro e in quale forma.

 

People’s QE come Basic Income

In principio è stato il premio Nobel monetarista Milton Friedman nel 1948 e nel 1969 a parlare di helicopter money, descrivendo, attraverso una metafora, l’effetto inflattivo provocato dal gettare denaro dagli elicotteri ai cittadini. Poi il futuro presidente della Federal Reserve Ben Bernanke riprese l’idea dell’helicopter money,nel 2002, in relazione alle politiche di sostegno economico e finanziario attivate nella grande depressione giapponese.
In Europa la proposta di helicopter money come alternativa al Quantitative Easing (QE) fu portata avanti da alcuni europarlamentari progressisti e, nel Regno Unito, da movimenti come Quantitative Easing for the people. Dato che, tramite il QE, la liquidità non arrivava all’economia reale, la campagna proponeva che il denaro fosse dato direttamente alle cittadine e ai cittadini, con l’aiuto dei governi, sotto forma di reddito di base. Il movimento per il QE for the people è stato sostenuto oltre che da diversi economisti, da Adair Turner – già presidente della Confindustria britannica. Michael Dean Woodford della Columbia ha sottolineato che l’effetto fiscale del QE e dell’helicopter money sarebbe lo stesso. Dal momento che gli interessi dei titoli di stato comprati andrebbero poi ai Ministeri del Tesoro di riferimento, è “come se le obbligazioni non fossero state acquistate, come accade in modo esplicito nel caso dell’helicopter money”. La differenza notevole è che nel primo caso (politiche monetari e fiscali espansive), il debito pubblico di un Paese aumenta, mentre con l’helicopter money no.

In risposta ai limiti del QE, da diversi anni, diversi operatori finanziari banchieri centrali ed economisti sostengono l’ipotesi dell’helicopter money. Oltre al fondo Bridgewater di Roy Dalio che gestisce 160 miliardi di dollari, anche il fondo di investimento M&G (332 miliardi) – in particolare tramite Eric Lonergan, economista della campagna QE for the people – e, soprattutto, il fondo Blackrock (6.000 miliardi) sostengono l’helicopter money. In particolare Blackrock ha pubblicato una ricerca in favore della misura, redatta da diversi banchieri centrali tra cui l’ex vice-governatore della Fed e governatore della banca centrale israeliana Stanley Fischer e dal banchiere centrale e vice-direttore di Blackrock Philipp Michael Hildebrand. L’interesse di questi soggetti per l’helicopter money risponde ad una concretezza di certi settori del potere finanziario: se il QE è stato inefficace, si provi a stimolare la domanda in modo più diretto. Riflette anche, come già detto, l’esclusione della politica fiscale dall’orizzonte dell’intervento politico e potrebbe sancire – a seconda di come venga realizzato – la prevalenza delle banche centrali sui governi. Non è improbabile che per i soggetti di cui sopra, con alcune eccezioni, all’helicopter money e ad un reddito di base minimale, vada accompagnata un’ulteriore privatizzazione del welfare e flessibilizzazione del mercato del lavoro, ove sia possibile.

Nel 2016 Mario Draghi criticò parzialmente l’ipotesi ascrivendola all’ambito delle politiche fiscali – al di fuori dal perimetro di intervento della Bce – pur riconoscendo che fosse un’idea interessante, e, alla fine del suo mandato, l’ha citata tra le misure non convenzionali su cui riflettere. Cemal Karakas, del servizio studi dell’Europarlamento, ne aveva scritto vagliandone la liceità giuridica. Secondo alcuni, l’helicopter money sarebbe possibile grazie all’articolo 20 del Protocollo sullo statuto della Banca Centrale Europea. Ma la Bce – come anche molti economisti progressisti – ha una posizione riluttante, dal momento che va contro l’articolo 123 (1) del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che impedisce il finanziamento diretto della spesa pubblica. C’è inoltre il problema dell’indipendenza della banca centrale dal potere politico. Ma secondo Marcello Minenna, sarebbe possibile che il governo mantenga “la possibilità di controllare le destinazioni di spesa”, senza deciderne “né gli importi né i tempi di accesso che sarebbero determinati in funzione dell’obiettivo di inflazione”, rispettando il monomandato di stabilità monetaria della BCE.

 

Dentro la pandemia: tra helicopter money e reddito di emergenza

Per fare fronte all’immane contrazione dell’occupazione e dell’economia mondiali, sul FT Draghi ha invitato a sostenere cittadini e imprese anche aumentando il debito, rompendo uno dei taboo monetaristi. In Germania, sette noti economisti di diverso orientamento chiedono l’emissione degli euro-bond, per evitare che la Ue fallisca definitivamente. Non tutte le élite sembrano così lungimiranti, come indica la contesa con Confindustria sulle attività essenziali. Non è il tempo per la conservazione, dal momento che forme di vita e di governo stanno subendo radicali trasformazioni mentre l’economia entra in una crisi più grave di quella del 2008. L’Organizzazione internazionale del lavoro infatti stima 25 milioni di disoccupati, Guterres delle Nazioni Unite parla di 1000 miliardi di crescita in meno – ma presto i numeri saliranno – e in termini percentuali, per McKinsey, il Pil globale dovrebbe scendere del 1,6%, passando dal 2,6 all’1%. In risposta, il G20 parla di mobilitare 5mila miliardi, mentre il Fmi ragiona di raddoppiare il fondo di emergenza di 50 miliardi per aiutare i paesi in via di sviluppo, che hanno assistito a una massiccia fuga di capitali (83 miliardi). Trump ha stanziato 2mila miliardi per far fronte alla crisi (10% del PIL) – ma si parla di mobilitarne ancora di più. La Germania ha impegnato circa 550 miliardi, la Francia prevede fino a 300 miliardi di garanzie sui prestiti e ne spende 45, mentre la Spagna ha stanziato 17 miliardi a cui aggiunge 100 miliardi di garanzie. La Bce ha lanciato un Programma di acquisto per l’emergenza pandemica di 870 miliardi di euro (il 7,3% del Pil dell’area dell’euro), mentre non si capisce cosa voglia fare la Ue. Intanto, il governo italiano ha stanziato 29 miliardi e promette di raggiungere i 50 totali, a cui ne aggiunge 300 di garanzie. In Italia alcune stime parlano di una caduta del Pil dell’8% e di una crescita del debito che salirebbe al 150%. Ma la situazione è in continuo movimento e i numeri quindi son sempre da considerare al ribasso. E, ovviamente, cosa farà l’Europa è decisivo.

Quello che questi numeri indicano, è che bisogna innovare radicalmente la protezione sociale e la tassazione nel nostro paese. Il costo sociale dei 37 miliardi di tagli alla sanità degli ultimi 10 anni lo indica chiaramente. Così, all’indomani dell’adozione del D.L. del 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19), il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico in un’intervista ha osservato che il Decreto Cura Italia “è un bazooka necessario. Ma, se posso aggiungere una riflessione da economista, avrei preferito un Reddito di cittadinanza allargato a tutti, senza le condizionalità di quello esistente. Una sorta di basic income, un reddito di base”. Alcuni ministri, intanto, finalmente tornano a parlare di patrimoniale. Del resto, lo stesso Decreto Cura Italia, all’articolo 40ha provveduto a sospendere per due mesi le condizionalità al lavoro previste nei confronti dei soggetti fruitori del Reddito di cittadinanza, sospendendo obblighi e termini delle politiche attive del lavoro. E il governo, dopo aver stanziato 4,7 miliardi per far fronte alle condizioni di esclusione più radicali emerse negli ultimi giorni, ragiona delle proposte del Forum Disuguaglianze di Fabrizio Barca e Cristiano Gori. Per ora l’ipotesi è quella di un temporaneo “reddito di emergenza” da destinare a 10 milioni di lavoratori precari e irregolari dal costo di 6 miliardi. Il mondo della cultura è uno dei settori più colpiti da questa crisi e per questo parti di esso hanno iniziato a ragionare sul reddito di quarantena. Ma gli esclusi sono tanti e troppi e la retorica neo-nazionalista tende a silenziarli. Oltre a dare risposte alle rivolte nelle carceri, potenziare la rete di supporto alle donne, alle persone con problemi psichici e alle soggettività LGBTQ+ costrette alla cattività in casa – anche attraverso un reddito di autodeterminazione come Non Una di Meno da tempo chiede – sarebbe necessario che delle misure di sostegno al reddito includessero anche le persone straniere presenti sul territorio, dato che i Cinque stelle, con la Lega, le hanno escluse dalla percezione del Reddito di cittadinanza. La regolarizzazione delle persone illegalizzate che vivono e lavorano in Italia permetterebbe di ampliare la platea dei beneficiari.

Perché il tema è quello di dare un reddito di base direttamente alle persone, come riconoscono anche sui nostri media mainstream alcuni commentatori, attraverso soldi dall’elicottero e meno burocrazia per arginare il virus che uccide il lavoro, oltre che le persone. Sul “Corriere della Sera, anche il duo che sosteneva l’austerità come “di sinistra”, Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, ha appoggiato l’idea di misure universali di sostegno al reddito.

 

Per uno European Basic Income e un’Europa sociale

Sembra insomma di essere dinanzi a una difficile e inevitabile occasione: ripensare l’intero sistema di Welfare, a partire da uno strumento di inclusione sociale universale che permetta alle persone di non sentirsi abbandonate nella lotta comune alla diffusione della Covid-19. Il necessario isolamento dell’intero corpo sociale non deve essere percepito dalla cittadinanza come lontananza dalle istituzioni pubbliche. Le politiche pubbliche infatti dovrebbero garantire sempre maggiore inclusione, protezione, sicurezza sociale, proprio a partire da questo tragico periodo.

Come già accennato, sotto la formula helicopter money possono rientrare diverse politiche e obiettivi – sostegno alla domanda, lotta alla povertà, misure contro la deflazione – spetta ai movimenti influenzarne il contenuto verso un reddito di base, universale e incondizionato, per tutte e tutti, come proposto dalla succitata campagna del BIN Italia. Aperta la faglia, si tratta di contribuire a realizzare un sistema di Welfare multilivello continentale, in cui un primo fondamento di reddito di base comune a tutti i Paesi dell’Eurozona. Un Euro-dividendo, un dividendo sociale europeo da finanziare all’inizio, eventualmente, con l’helicopter money, e, in seguito, a debito e con una tassazione più progressiva su redditi e patrimoni da realizzare in modo coordinato a livello continentale.

Il ripensamento in senso universale del Welfare deve legarsi ad un rilancio del “modello sociale europeo”, proprio nel momento in cui la pandemia attraversa l’Europa e alcune associazioni e movimenti promuovono una petizione per chiedere l’introduzione di unEmergency Basic Income for the EU – now!. Ed è questa la sfida più rilevante, necessaria ed inevitabile: come realizzare una politica sociale continentale, nella prospettiva di una European Social Union, almeno a partire dall’Euro-zona, ora che il Patto di Stabilità è stato sospeso, il QE è aumentato di 750 miliardi, gli eurobond stanno tornando in voga e si parla di assegno europeo di disoccupazione.

È questo il campo della comune lotta alla pandemia, in un quadro di immaginazione e invenzione istituzionale che, proprio nel faticoso momento di pericolo per la nuda vita di milioni di cittadini, impone scelte di politiche pubbliche capaci di ripensare solidarietà sociale, promozione dell’autonomia individuale e sicurezza collettiva nel XXI secolo della lotta alle pandemie, al cambiamento climatico, al capitalismo estrattivo.

 

Fonte: gli asini, 8 aprile 2020.