sabato, Gennaio 3, 2026
ConflittiTecnologie

Armi autonome: necessità e ostacoli di una regolamentazione globale

di Matteo Fantoni

Un recente rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) analizza le rilevanti problematiche connesse allo sviluppo e all’impiego di Sistemi d’arma autonomi (AWS), ossia di armi basate sulla cosiddetta “intelligenza artificiale”, in grado non solo di selezionare ma anche di attaccare obiettivi senza intervento umano.

L’attenzione dello studio, realizzato da Alexander Blanchard e Netta Goussac, è rivolta in modo particolare a sviluppare la capacità degli Stati di governare collettivamente l’uso di questi nuovi dispositivi letali, sia nell’ambito di conflitti armati che di altre operazioni richiedenti l’uso della forza. L’obiettivo primario del documento è, infatti, quello di fornire una guida ragionata e realistica per costruire un futuro in cui la produzione e l’impiego di AWS siano regolati da accordi multilaterali tra gli Stati, in modo da rispettare i principi e le norme del diritto internazionale.

Il rapporto del SIPRI si avvale di interviste confidenziali con attori statali e non statali, integrate dall’analisi di documenti politici e rapporti redatti in precedenza, allo scopo di valutare le diverse modalità regolative disponibili, delineandone le condizioni e le implicazioni,  e offrendo ai decisori politici una panoramica quanto più completa e strutturata possibile.

L’analisi si articola in diversi capitoli. Dopo un primo capitolo introduttivo, dedicato alla metodologia impiegata, il capitolo 2 presenta una mappatura dell’ecosistema politico sugli AWS a partire dal 2010. Il capitolo 3 esamina le variabili chiave considerate dagli Stati. Il capitolo 4 delinea alcuni percorsi politici futuri prevedibili. Il capitolo finale, infine, offre conclusioni e raccomandazioni per aiutare gli stakeholder a tracciare una strada da seguire.

 

Gli sforzi di regolazione multilaterale in materia di AWS

Le prime preoccupazioni relative agli AWS in relazione al Diritto Internazionale Umanitario (IHL) e al Diritto Internazionale dei Diritti Umani (IHRL) furono sollevate da alcuni Special Rapporteurs delle Nazioni Unite in materia di esecuzioni extragiudiziali.

Nel 2010, Philip Alston affrontò il tema delle nuove tecnologie robotiche letali in relazione alle esecuzioni extragiudiziali, raccomandando agli Stati l’adozione di standard elevati di sicurezza ed efficaci clausole di responsabilità. Il suo successore, Christoph Heyns, raccomandò moratorie nazionali sui sistemi robotici letali autonomi e la convocazione di un High Level Panel di esperti indipendenti per elaborare un accordo quadro internazionale.

In quegli stessi anni anche alcune organizzazioni della società civile e rilevanti centri di ricerca hanno preso parola sul tema delle AWS. Nel 2012, Human Rights Watch (HRW) e l’International Human Rights Clinic (IHRC) della Harvard Law School hanno chiesto un trattato internazionale per proibire lo sviluppo e l’uso delle armi pienamente autonome, ma i loro appelli non hanno trovato ascolto nei decisori politici.

Tuttavia dal 2014 al 2016, nell’ambito della Convenzione sulle Certe Armi Convenzionali (CCW), si sono tenute regolarmente riunioni di esperti per discutere le tecnologie emergenti nel campo dei sistemi d’arma letali autonomi (LAWS). Nel 2017 è stato istituito in questo quadro il Gruppo di Esperti Governativi (GGE) sui LAWS, aperto a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni non governative interessate.

Nel 2019 il GGE ha adottato 11 principi guida, che affermano come l’IHL continui ad applicarsi agli AWS e come la responsabilità umana debba essere assolutamente mantenuta. L’approccio comune in casi simili è quello cosiddetto “a due livelli”, che distingue tra tipi di AWS illeciti in ogni circostanza, da proibire, e la necessità di regolamentare l’uso di tutti gli altri.

Tra i sistemi da proibire rientrano le armi capaci di selezionare e colpire obiettivi senza alcun intervento umano, impossibili da interrompere una volta attivate, imprevedibili nel loro funzionamento o destinate a impiegare la forza contro persone in contesti in cui non sarebbe possibile garantire i principi di distinzione e proporzionalità.

La regolamentazione rigorosa prevista per tutti gli altri sistemi include l’adozione di regole tecniche e operative tali da garantire la loro conformità al diritto internazionale umanitario. Tra queste regole figurano requisiti di prevedibilità, affidabilità e tracciabilità del funzionamento dei sistemi, l’obbligo di una supervisione umana significativa lungo tutto il ciclo di vita dell’arma, la definizione di limiti operativi chiaramente delineati (ad esempio confinandone l’impiego a spazi controllati o contro obiettivi non umani), la verifica che il livello di autonomia non renda mai impossibile l’attribuzione della responsabilità a operatori umani.

A partire dal 2022, il dibattito sulle AWS ha coinvolto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, prendendo in considerazione soprattutto le implicazioni dei nuovi sistemi d’arma per la pace, la stabilità strategica e la sicurezza globale, a partire dai rischi di escalation involontaria e dal problematico rispetto del diritto internazionale. A conclusione di un ampio giro di consultazioni, l’Assemblea ha adottato un’importante risoluzione che ha invitato gli Stati a intensificare gli sforzi per arrivare a regole chiare e condivise.

Nel 2024, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sollecitato l’adozione, entro il 2026, di uno strumento legalmente vincolante che proibisca gli AWS non conformi al diritto internazionale. Il 2026 è considerato un anno cruciale perché il GGE dovrà completare il suo mandato e la Settima Conferenza di Revisione della CCW deciderà sul futuro del GGE stesso e sull’eventuale adozione di un mandato per negoziare un trattato internazionale.

 

Otto fattori chiave per una regolazione multilaterale degli AWS

Sono otto, secondo il rapporto del SIPRI, gli elementi chiave che i decisori politici dovrebbero considerare per definire, innanzitutto, le proprie posizioni nazionali sugli AWS: chiarire questi elementi costituisce una premessa importante per poter avanzare in direzione di un buon accordo multilaterale.

Un primo elemento riguarda la portata dell’obbligo, cioè l’ampiezza delle questioni affrontate e il livello di dettaglio degli impegni che potrebbero essere imposti: la regolazione deve essere sufficientemente chiara da coprire l’intero spettro tecnologico, ma abbastanza precisa da tradursi in norme applicabili. A ciò si collega il tipo e il grado d’impatto delle misure previste, poiché qualsiasi decisione inciderà sul comportamento degli Stati (ma anche delle aziende produttrici di tali sistemi d’arma), sulla sicurezza internazionale, sulla stabilità strategica e sul rispetto del diritto internazionale: questa vasta gamma di conseguenze costituisce un fattore cruciale nelle valutazioni dei vari decisori politici.

È altrettanto importante valutare la tempistica dell’azione regolativa, individuando il “momento giusto” per intervenire senza accelerare eccessivamente i tempi: molti osservatori ritengono prematuro adottare decisioni decisive prima della fine del 2026, riconoscendo al tempo stesso che il cambiamento normativo internazionale è per sua natura incrementale e richiede continuità nel lungo periodo.

Un ulteriore fattore da tenere in considerazione riguarda la coerenza tra processi e risultati, in modo da evitare che forum diversi duplichino il lavoro o, peggio, producano conclusioni in contraddizione fra loro. Le soluzioni politiche dovrebbero allinearsi agli obiettivi generali della regolamentazione delle armi e ai quadri normativi esistenti, in particolare il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale in materia di diritti umani, così da rafforzare la credibilità delle misure anziché creare frammentazione.

In questo quadro si inserisce anche la questione del rapporto, sempre delicato in materia di regolazione, fra cambiamento complessivo e cambiamento incrementale: alcuni attori ritengono insoddisfacenti risultati parziali o compromessi negoziali, mentre altri considerano qualsiasi avanzamento, anche minimo, come parte utile di un percorso più lungo e necessario.

A complicare ulteriormente il quadro interviene il contesto geopolitico attuale. La crescente polarizzazione globale, nel quadro di una crisi dell’ordine unipolare, e l’impunità per gravi violazioni del diritto internazionale da parte di attori a vario titolo rilevanti, come la Federazione Russa e lo Stato di Israele, spinge diversi Stati a considerare lo sviluppo degli AWS come indispensabile per la propria sicurezza, ma anche a ritenerne la regolazione giuridica poco credibile ed efficace.

Il consenso multilaterale non dipende soltanto da considerazioni tecniche, ma anche da sensibilità (geo)politiche profondamente divergenti. Allo stesso modo, la legittimità del processo di regolamentazione svolge un ruolo determinante: un risultato adottato per consenso è generalmente ritenuto più legittimo di uno approvato a maggioranza, e un forum come quello delle Nazioni Unite sembra (ancora) godere di una legittimità superiore rispetto a sedi parallele, grazie alla sua autorità storica e alla sua vocazione universalistica.

I due forum internazionali predominanti, com’è emerso dalla ricostruzione storica, sono il GGE sui LAWS nei quadro della Convenzione sulle Certe Armi Convenzionali e la Prima Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il GGE può affrontare sia la proibizione che la regolamentazione, essendo un forum dedicato a IHL e disarmo. L’Assemblea Generale garantisce maggiore rappresentanza e legittimità per le questioni di sicurezza e garanzia dei diritti umani.

Prendendo realisticamente atto dell’attuale situazione, il rapporto del SIPRI sottolinea l’importanza che le principali potenze militari, come Stati Uniti, Cina, Russia e India, sostengano o quantomeno non ostacolino gli esiti del processo, poiché la loro assenza renderebbe inefficace qualsiasi regime di regolazione. Allo stesso tempo, la discussione sugli AWS deve essere “democratizzata”, coinvolgendo un’ampia gamma di Stati e attori non governativi, così da assicurare che la definizione del quadro normativo rifletta interessi e prospettive diversificate.

 

Prospettive possibili e raccomandazioni

Il dibattito sulla regolamentazione delle AWS ruota attorno a tre esiti possibili. In ogni caso, la scelta del forum di discussione sarà determinante nel definire le procedure, i risultati e gli effetti concreti di questo nuovo quadro di regole.

L’opzione più ambiziosa consiste nell’adozione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante, ma questa prospettiva sembra oggi ostacolata dalle tensioni geopolitiche tra le maggiori potenze. In alternativa, strumenti meno vincolanti quali le dichiarazioni politiche o gli orientamenti interpretativi sono più facili da elaborare, ma godono di un impatto limitato. Come terza opzione, il rapporto del SIPRI invita a considerare la creazione di Quadri di governance, come un panel permanente di esperti indipendenti, quale soluzione provvisoria più fattibile.

Per avanzare in direzione di una regolamentazione adeguata ma anche efficace occorre, secondo gli autori del rapporto, superare la “falsa dicotomia” tra negoziare o meno uno strumento vincolante. Nonostante esista un terreno comune implicito tra gli Stati, che il rapporto del SIPRI si sforza di mettere in evidenza, la mancanza di progressi non deriva dall’assenza di consenso ma da un deficit di volontà politica, influenzato dal contesto geopolitico: solo una distensione generale potrebbe creare le condizioni ideali per una regolamentazione credibile delle AWS.

Per superare il rischio di uno stallo, l’autore e l’autrice del rapporto raccomandano agli Stati di adottare posizioni nazionali coerenti, complessive e trasparenti, che non si limitino ad adottare uno strumento vincolante ma che includano anche le altre opzioni, in termini di dichiarazioni adottate in percorsi aperti alla società civile e di comitati di esperti indipendenti.

In una fase di grande incertezza, ma anche di accelerazione negli usi militari delle tecnologie d’avanguardia, è essenziale non fare passi indietro. Occorre preservare e sviluppare i principi di base elaborati dal GGE sui LAWS, in quanto rappresentano la base comune per elaborare qualsiasi futuro strumento normativo, anche in tema di IA militare. Il rispetto dei principi del diritto internazionale umanitario, a partire dal principio di distinzione, e la centralità del controllo umano significativo nei nuovi sistemi d’arma, costituiscono elementi non negoziabili: costituiscono, infatti, la migliore garanzia contro uno sviluppo tecnologico votato alla guerra, invece che alla costruzione della pace.

 

Matteo Fantoni è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Pisa e collabora con Scienza & Pace Magazine.