venerdì, Gennaio 16, 2026
ConflittiTecnologie

Un manifesto contro la militarizzazione della ricerca quantistica

di Marco Cattaneo

La “seconda rivoluzione quantistica” è ormai spesso protagonista delle sezioni scientifiche dei giornali. Le nuove tecnologie quantistiche, che si differenziano da quelle “vecchie” come il laser o i transistor, includono per esempio la computazione quantistica, la crittografia quantistica e i sensori quantistici. Queste tecnologie si trovano attualmente in una fase di transizione dal mondo della ricerca pura, dove è stato dimostrato che, almeno in teoria, la meccanica quantistica può offrire vantaggi rispetto ai metodi classici, a quello dell’industria. Anche se il loro utilizzo commerciale su larga scala sembra ancora lontano, iniziano ad apparire le prime applicazioni industriali quantistiche interessanti, soprattutto nel campo dei sensori e della crittografia.

Mentre il lato puramente scientifico di queste tecnologie viene giustamente celebrato nel discorso pubblico, è forse meno noto che il loro utilizzo sia stato preso in seria considerazione anche dai militari. Vari studi di settore evidenziano infatti come le tecnologie quantistiche possano essere impiegate per potenziare quelle militari, con applicazioni non troppo futuristiche come sensori quantistici per droni, crittografia quantistica per le comunicazioni all’interno di un esercito e radar quantistici per la sorveglianza satellitare. È purtroppo inutile dire che l’interesse e i finanziamenti a scopo militare per la ricerca e la produzione di queste tecnologie siano aumentati negli ultimi anni, in un contesto in cui il “riarmo” è diventato un mantra europeo e non solo.

In risposta a questo scenario preoccupante, un gruppo di ricercatori e ricercatrici in fisica quantistica ha pubblicato il “Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo”. Nel manifesto, gli scienziati puntano il dito contro la logica del riarmo e contro la militarizzazione delle società a livello globale, con particolare attenzione al mondo universitario. In particolare, i loro obiettivi principali sono:

  • ripudiare l’utilizzo della loro ricerca per qualsiasi fine militare;
  • aprire un dibattito nella comunità della fisica quantistica sulle conseguenze etiche della ricerca a scopi militari, di cui si parla ancora troppo poco;
  • “fare rete”, riunendosi in un collettivo di ricercatori contro la guerra, in cui si possa discutere liberamente di questi temi e organizzare iniziative comuni;
  • richiedere la creazione di un database pubblico che elenchi in modo trasparente tutti i progetti di ricerca delle università pubbliche con finalità militari.

Il manifesto è stato ideato da un piccolo gruppo di ricercatori nato durante un workshop di informazione quantistica tenutosi a Benasque, nei Pirenei aragonesi, tra giugno e luglio del 2025. Da lì l’iniziativa si è diffusa: si è lavorato collettivamente a una bozza comune e si sono raccolte sempre più firme. Il manifesto è stato pubblicato online in lingua inglese sulla pagina https://disarmquantum.com/ il 13 gennaio 2026, con una cinquantina di firme in calce. I ricercatori e le ricercatrici quantistici che desiderano appoggiare il manifesto possono firmarlo sulla stessa pagina, e il successo è stato travolgente: in un solo giorno il numero di firme è più che raddoppiato.

Dato che l’iniziativa è partita da un gruppo di scienziati con base in Europa, non sorprende che la maggior parte dei firmatari sia affiliata a centri di ricerca europei, nonostante ci sia un appoggio consistente dal Brasile e alcune firme provenienti dall’India e dal Canada. Ciò detto, basta scorrere la lista dei firmatari per notare che molti di essi provengono dal Sud globale, pur avendo una posizione in università europee. Questo è un’ulteriore conferma del fatto che il problema del riarmo e della militarizzazione della ricerca è sentito a livello mondiale, con le sue molteplici sfaccettature. Ad esempio, il manifesto affronta anche il tema dell’uso dei finanziamenti militari statunitensi per la ricerca (anche di base e senza fini bellici immediati) nei paesi del Sud globale, che finiscono per trasformarsi in un potente strumento di soft power e di dipendenza.

I firmatari e le firmatarie del manifesto spaziano da giovanissimi ricercatori che hanno appena iniziato un dottorato fino a professori affermati nel loro campo. Per il pubblico italiano, il nome più noto è probabilmente quello del fisico e divulgatore Carlo Rovelli. L’impressione è che molte firme provengano dalle generazioni più giovani, mentre sembra esserci maggiore ritrosia tra i professori consolidati, forse a causa di un ambiente professionale in cui non è usuale esprimere posizioni politiche forti e divisive. Il manifesto conta comunque la firma di più di una decina di professoresse e professori, curiosamente in gran parte di origine italiana. Nella pagina web del manifesto è inoltre prevista la possibilità di firmare in modo anonimo (con certificazione della firma), opzione già utilizzata più volte, a dimostrazione del fatto che esprimere un’opinione pacifista sia ormai, se non pericoloso, perlomeno motivo di preoccupazione.

Se sei un ricercatore o una ricercatrice in fisica quantistica e vorresti firmare il manifesto, o conosci qualcuno che potrebbe essere interessato a farlo, visita la pagina https://disarmquantum.com/.

 

Marco Cattaneo è Ricercatore Post-Doc al centro di Theoretical quantum science and technology dell’Università di Helsinki. Email: marco.cattaneo@helsinki.fi