Le fratture del tessuto sociale in Messico per effetto del Covid-19

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di Eduardo Andrés Sandoval Forero

 

Dieci anni fa, nel mese di aprile 2009, scoppiò la pandemia di influenza H1N1 e i messicani smisero di darsi la mano salutandosi, di abbracciarsi, starnutire apertamente, avere contatti fisici per paura di essere infettati. Quelli che furono in grado di rinchiudersi in casa, lo hanno fatto per due o tre settimane. Dieci anni dopo quella pandemia, è arrivata in Messico una nuova minaccia, come nella maggior parte del mondo: il Covid-19.

Il primo caso confermato di Covid-19 è stato segnalato pubblicamente dal Sottosegretario alla Prevenzione e Promozione della Salute in una conferenza nel Palazzo Nazionale il 28 Febbraio 2020. Il caso parte da un uomo che ha viaggiato dal nord Italia a Città del Messico. In sostanza, il primo caso è stato riferito due mesi dopo che la Cina aveva informato del virus a Wuhan e un mese dopo che l’OMS aveva dichiarato un’emergenza internazionale di sanità pubblica per pandemia.

La “Encuesta Intercensual” realizzata nel 2015 dall’Istituto Nazionale di Geografia e Informatica1, aveva stimato una popolazione totale in Messico di circa 120 milioni di abitanti. Il giorno 30 aprile 2020, la Segreteria Federale della sanità ha segnalato 19.224 casi positivi, 1.859 morti e 15.520 casi sospetti, molti dei quali concentrati a Città del Messico e nello Stato del Messico, ma con casi positivi di Covid-19 in tutti gli Stati della Repubblica Messicana. Cifre ufficiali, che tuttavia non registrano il numero di persone che hanno contratto il virus, né quelle che si sono presentate in ospedale ma non sono state curate, né chi si è curato da solo in casa, né i casi considerati lievi.

Il Messico è attualmente in fase 3, chiamata dei “Contagi comunitari”. Il Governo Federale ha decretato, tra le principali restrizioni, una “distanza salutare”, la sospensione di eventi e concentrazioni di massa in spazi ristretti, oltre a scelta di isolamento volontario. Alla conferenza stampa del mattino, mercoledì 18 marzo, al Presidente Andrés Manuel López Obrador un giornalista ha domandato se gli Stati Uniti hanno chiesto al Messico di limitare il flusso di persone alla frontiera a causa del Coronavirus, come dall’accordo con il Canada. Il Presidente ha preso dal suo portafoglio due immagini religiose del Sacro Cuore di Gesù, oltre a un trifoglio e una banconota da un dollaro che un migrante gli aveva dato e ha indicato che quegli oggetti sono il suo scudo protettivo, come un “deterrente”. Quando ha tirato fuori la seconda immagine, ha detto: “Fermati nemico, che il cuore di Gesù è con me”. Spesso il Presidente del Messico fa riferimento a passi biblici e frasi religiose in un paese, però, che dopo aver subito tre guerre per motivi religiosi nel secolo XIX e XX, si è dichiarato Stato laico, separato da religione e chiese, retto da una educazione laica. A partire dal 1991, lo Stato messicano ha ristabilito le relazioni con il Vaticano e attraverso nuove leggi ha ripristinato la libertà di culto. In questo nuovo contesto di relazioni tra Stato e Chiesa, l’attuale Presidente tiene discorsi religiosi impastati con la politica e ora con la salute e la sicurezza.

Il discorso presidenziale del 18 marzo in gran parte messianico e con profondo simbolismo religioso e popolare, ha generato una forte sintonia con l’anima profonda della popolazione ed è per questo che il Presidente ha potuto dichiarare che le misure contro la pandemia in Messico saranno volontarie, quindi il suo governo non agirà con provvedimenti autoritari: “Niente con la forza, tutto per ragione e legge”.

Malgrado ciò, il Ministero della Pubblica Istruzione ha decretato la sospensione delle attività a tutti i livelli di istruzione dal 20 marzo al 30 aprile. “Resta a casa” è la parola d’ordine del governo per imporre la quarantena o il confinamento, che così ha proceduto alla chiusura di teatri, cinema, centri commerciali, bar e in generale di tutti i servizi e locali commerciali considerati non prioritari per la vita delle persone. Inoltre, sono state vietate riunioni e feste per evitare possibili contagi. In generale, possiamo dire che il Messico è oggi un paese paralizzato nei suoi assetti vitali, dall’economia e dal commercio all’educazione, la cultura e le relazioni sociali.

In Messico, secondo i dati ufficiali del Consiglio Nazionale per la Valutazione della Politica e dello Sviluppo sociale, 61 milioni di persone (48,8% della popolazione) hanno un reddito inferiore alla soglia di povertà. Nella conferenza del mattino del Presidente dell’8 aprile, il Segretario del Lavoro e della Sicurezza Sociale del Governo federale ha dichiarato che 346 mila 878 persone hanno perduto il lavoro nel periodo dal 13 marzo al 6 aprile, quando nel Paese è iniziata la crisi del Coronavirus. Vale a dire che in meno di un mese sono andati persi tutti i posti di lavoro creati nell’intero 2019. Cifra che peraltro non riporta quegli altri milioni di lavoratori che hanno perso il lavoro perché non registrati presso la Previdenza sociale. Con la chiusura delle fonti di lavoro, la sospensione di quelle piccole attività come commercio informale che occupa circa il 60% della popolazione economicamente attiva in Messico, vendite in strada, artigianato, piccoli ristoranti, servizio domestico, caffetterie, turismo, edilizia e altre attività economiche, in Messico senza dubbio la povertà, la disuguaglianza sociale e le violenze aumenteranno. Venditori ambulanti, mercati di strada, parrucchieri, stilisti, dentisti, personale cosmetico, lavanderie, fast food e tutti coloro che dipendono da contatti personali sono i più colpiti perché ricadono nella misura del “distanziamento sociale” e del “rimani in casa”.

Come esigere da questa popolazione, che spesso vive alla giornata, che si chiuda in casa e rispetti la quarantena? Come chiedere ed esigere che si lavino le mani con sapone e molta acqua, se milioni di loro non hanno acqua corrente nelle loro case? La crisi sanitaria è diventata una crisi economica e anche umanitaria per i poveri, che sono quelli maggiormente colpiti dalla quarantena. In vari Stati del paese sono stati saccheggiati dai residenti numerosi negozi self-service. I Notiziari radio-televisivi riportano che circolano sul web richiami al saccheggio di negozi. Il Presidente in conferenza stampa ha assicurato che la Guardia Nazionale combatterà senza tregua i furti alle imprese. La difficoltà a capire le dinamiche e le necessità dell’epidemia di Covid-19 da parte di ampi settori della popolazione hanno portato perfino a violenze e minacce contro infermieri, medici e ospedali che sono al servizio della società e si prendono cura della salute di tutti i messicani. Ad esempio, nell’ospedale “Dr. Ángel Ventura Neri” nel Comune di Axochiapan nello Stato di Morelos, un gruppo di persone ha minacciato di dar fuoco alla struttura e alla sua direttrice se i letti dovessero venire occupati da persone infette dal Covid-19. A Guadalajara hanno fatto scendere diverse infermiere dall’autobus e le hanno spruzzate di cloro per paura del contagio.

Alcuni hanno diversificato la loro attività. Come gli artigiani di San Mateo Atenco, nello Stato di Messico: produttori di scarpe, di fronte a vendite nulle, hanno iniziato a produrre materiale chirurgico come le mascherine. Gli strati medi della popolazione che hanno accesso a Internet e mantengono il proprio lavoro sperimentano un processo accelerato di virtualizzazione del lavoro (telelavoro) e delle relazioni sociali come pure dell’intrattenimento in casa. Le aziende, da parte loro, aumentano l’utilizzo di strumenti digitali ad alta tecnologia e ripensano l’organizzazione e gli orari di lavoro.

L’interruzione della didattica frontale nelle scuole ha effetti negativi sul processo di insegnamento-apprendimento dovuto, per un verso, al fatto che la maggior parte delle scuole non dispone dell’infrastruttura tecnologica digitale necessaria per l’insegnamento a distanza e, per altro verso, al fatto che la maggior parte degli insegnanti non è formata per insegnare da remoto. Inoltre molti studenti, a tutti i livelli scolastici, non dispongono di accesso a internet.

Dalle montagne del sud-est messicano, il 16 marzo di quest’anno, la Comandancia Indígena General del Ejército Zapatista de Liberación Nacional “considerando la minaccia scientificamente provata per la vita umana rappresentata dal contagio di Covid-19”, ha preso l’immediata decisione di chiusura totale dei Caracoles2 nei Comuni ribelli autonomi zapatisti. Attualmente gli indigeni maya fanno resistenza collettiva contro lo Stato e resistenza sanitaria contro il Covid-19.

Nel contesto della pandemia, il Governo Federale con la sua politica di mitigazione della povertà ribadisce di continuare a erogare le pensioni agli anziani e alle persone con disabilità. L’importo è di 1.275 pesos al mese, equivalente a 51 dollari al cambio odierno. Allo stesso modo, conferma il sostegno ai genitori o tutori con figlio/a a carico di età compresa tra 1 e 4 anni. Il Governo conferma anche il “Programa sembrando la vida” diretto alle campagne, che dà lavoro a più di 400 mila contadini provenienti da 19 stati del paese e ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di famiglie e comunità attraverso la cura dell’ambiente, la piantumazione di alberi e la messa a disposizione di nuove terre.

Se il Governo non dà risposte soddisfacenti contro il Covid-19 alla maggioranza della popolazione povera, la diminuzione di fiducia nei confronti del Presidente del Messico e, in generale, nella democrazia sarà molto probabile. Secondo numerosi sondaggi di opinione (OraculusEl Finaciero e altri) il Presidente ha chiuso il 2019 con un gradimento medio del 70%. Nel Gennaio 2020 è sceso al 57% e dall’8 aprile al 47%. Alcuni Presidenti di Municipio approfittano della pandemia per un loro ritorno politico, dando provviste alimentari alla popolazione che ha perso il reddito: le briciole di clientelismo valgono meno di sette dollari. Da parte sua, il Consiglio Nazionale per la Scienza e la Tecnologia, in un messaggio inviato il 1 aprile alla comunità scientifica del Messico, afferma che “la forza della Scienza ci aiuterà tutti ad affrontare e superare la pandemia di Covid-19 e quelle informazioni false, senza riconoscimento scientifico, che generano solo panico e reazioni controproducenti”. Tuttavia, la “forza della scienza” finora ripete solo le misure sanitarie preventive che circolano in tutto il mondo.

Il presidente López Obrador nella sua relazione di domenica 5 aprile 2020 ha detto che per superare la crisi transitoria la formula che il Governo applicherà è la somma di vari fattori: maggiori investimenti pubblici per un maggiore sviluppo economico e sociale, piena occupazione, onestà e austerità. Ha affermato che in questa crisi non ci sarà alcun salvataggio di banche o di grandi imprenditori, bensì delle persone e che i soldi perduti verranno restituiti dai poveri ai ricchi. Pertanto, se nelle crisi precedenti, gli imprenditori hanno approfittato della situazione per aumentare i loro guadagni, ora ci saranno maggiori investimenti non per il settore privato ma per il popolo messicano, con investimenti in acqua potabile, drenaggio, servizi igienico-sanitari, ospedali, strade, abitazioni e settore agricolo. Ha poi chiuso il discorso dicendo che verranno creati due milioni di posti di lavoro. Secondo la relazione possiamo concludere che, per la prima volta in Messico, lo Stato non socializzerà più le perdite degli uomini più ricchi del paese che privatizzano il profitto. Questo perché il piano previsto “non è conforme al modello neoliberista”, afferma il Presidente.

Nonostante gli interventi di Obrador e la conferma dei programmi di assistenza sociale, gli effetti collaterali di Covid-19 saranno a carico di milioni di messicani nell’immediato, a medio e lungo termine. Si prevede che il peggio deve ancora arrivare e si presenterà con aumento della povertà, violenza sociale, criminalità comune, scarsa speranza, ansia, stress e frustrazione, e tutto ciò non potrà che peggiorare ulteriormente la coesione del tessuto sociale messicano.

(Traduzione di Tiziano Telleschi)

 

Eduardo Andrés Sandoval Forero svolge attività di insegnamento e ricerca all’Universidad Autónoma del Estado de México, presso il Centro de Investigación y Estudios Avanzados de la Población. Email: forerosandoval@gmail.com

 

Note

1 L’indagine aggiorna le informazioni sul volume, la composizione e la distribuzione della popolazione residente nel territorio nazionale in un confronto socio-demografico con il Censimento del 2010.

2 Caracoles è il nome delle municipalità autonome organizzate dagli zapatisti in Chiapas dal 2003. In totale ci sono 12 Caracoles dell’area sotto il governo zapatista [NdT].

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