Il nuovo impegno globale nella lotta alle malattie tropicali neglette

di Valentina Mangano e Fabrizio Bruschi

 

Le malattie tropicali neglette (NTD, Neglected Tropical Diseases) sono un gruppo diversificato di malattie infettive accomunate da una prevalenza maggiore nelle aree a clima tropicale e sub-tropicale del mondo, e da una forte associazione con la povertà. 

Causate da organismi patogeni (virus, batteri, miceti e parassiti) con caratteristiche biologiche e vie di trasmissione differenti, queste malattie sono infatti più frequenti in paesi a basso-medio reddito e in popolazioni con accesso limitato ad acqua potabile, misure igieniche e servizi sanitari, e in condizioni di vita a stretto contatto con animali e insetti vettori, come avviene in aree rurali e remote, insediamenti informali e zone di conflitto. Le NTD colpiscono le comunità più povere e marginalizzate, specialmente in Africa, Asia e America del Sud.

Il loro raggruppamento con la denominazione di malattie “neglette” è stato adottato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – al cui interno nacque un dipartimento dedicato, fortemente voluto da Lorenzo Savioli – agli inizi degli anni 2000, per sottolineare come l’attenzione e quindi l’investimento economico nella lotta a queste malattie fosse largamente insufficiente e non proporzionale al loro impatto complessivo sulla salute, e per stimolare l’avvio di programmi di controllo mirati. 

Sebbene infatti le NTD abbiano un impatto importante sulla salute delle popolazioni a livello locale, ciascuna di esse, considerata singolarmente e a livello globale, provoca un numero di decessi sicuramente minore rispetto a quello di malaria, HIV/AIDS o tubercolosi, le cosiddette big three, verso cui la comunità internazionale ha storicamente rivolto maggiore attenzione. Considerate complessivamente invece, e includendo non solo le misure di mortalità ma anche quelle di disabilità, ci si rende conto che le NTD colpiscono 1,7 miliardi di persone nel mondo, con un impatto misurato in anni di vita ”sana” persi (DALY, Disability-Adjusted Life Years) comparabile se non maggiore a quello delle big three. Inoltre, indagini sulle conseguenze indirette delle NTD hanno mostrato che, oltre a essere causa frequente di disabilità e stigma, provocano assenze da scuola, impossibilità di lavorare, e peso economico sulle famiglie per la ricerca di assistenza, intrappolando le comunità in un circolo vizioso di povertà, e rappresentando un importante ostacolo allo sviluppo dei paesi a basso reddito. 

Per tutte queste ragioni, l’OMS ha stimolato una risposta globale alle NTD, e avviato nel 2005 un programma basato su cinque pilastri: i) accesso e qualità delle cure per i malati; ii) trattamenti farmacologici preventivi di massa; iii) sanità pubblica veterinaria; iv) controllo degli insetti vettori; v) accesso ad acqua potabile e servizi igienici. Fino al 2011 però il programma non era stato applicato su larga scala e i risultati erano stati insoddisfacenti, pertanto il 30 gennaio 2012 l’OMS ha varato una strategia dettagliata di implementazione, o roadmap, con obiettivi puntuali di prevenzione, controllo, eliminazione e eradicazione delle diverse NTD da raggiungere entro il 2020. Lo stesso giorno un insieme di attori di salute globale – comprendente rappresentanti di organizzazioni non governative, donatori, governi di paesi endemici, aziende farmaceutiche – si riunì a Londra per dichiarare supporto e collaborazione verso gli obiettivi della roadmap, dichiarazione alla quale seguì un effettivo sostegno finanziario e politico. I risultati di questo rinnovato e concreto impegno non hanno tardato ad arrivare.

Per quelle NTD per cui esistevano farmaci utilizzabili su larga scala per il trattamento preventivo, sono stati fatti progressi molto importanti: se nel 2012 700 milioni di persone avevano avuto accesso al trattamento (37% della popolazione a rischio), nel 2018 erano 1,12 miliardi (65%); oltre 500 milioni di persone non sono più a rischio per malattie come il tracoma, la filariosi linfatica (elefantiasi), l’oncocercosi (cecità fluviale); trentatré paesi hanno eliminato almeno una di queste NTD a partire dal 2012. Anche per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento terapeutico dei casi clinici sono stati fatti importanti passi in avanti: fino a circa 10 anni fa l’unico trattamento disponibile per l’ulcera di Buruli era una chirurgia aggressiva, oggi sono disponibili test di diagnosi precoce e un farmaco somministrabile per via orale; lo sviluppo di nuovi farmaci e la loro distribuzione fino ai centri di salute periferici in paesi endemici dell’Africa Sub-Sahariana, insieme alla lotta anti vettoriale, ha permesso una riduzione del 95% dei casi di tripanosomiasi africana (malattia del sonno), con meno di 1000 casi registrati nel 2018; una strategia simile ha portato a una riduzione del 90% dei casi di leishmaniosi viscerale in Bangladesh, India e Nepal, dove nel 2019 sono stati identificati circa 3000 casi. Un avanzamento fondamentale è stato fatto anche nella mappatura di queste malattie, che ha permesso non solo di stimare correttamente il numero di persone a rischio su scala mondiale ma anche di individuare popolazioni e aree geografiche più esposte su scala regionale, e di mettere a punto sistemi di raccolta dati e di monitoraggio dei progressi fatti, necessari a verificare l’accesso agli strumenti di prevenzione e cura e il lavoro svolto dai paesi responsabili dei programmi.

L’esperienza fatta ha dimostrato che l’investimento nella lotta alle NTD è efficace, anche da un punto di vista economico, e contemporaneamente ha permesso di individuare quali limiti devono essere ancora superati, ad esempio nella ricerca e sviluppo per nuovi metodi diagnostici e trattamenti farmacologici, nella logistica e nella gestione basata sull’evidenza dei programmi di controllo, nell’integrazione di questi programmi nella struttura dei servizi sanitari dei paesi endemici, e nella loro possibilità di essere finanziati in assenza di fondi ad hoc, che caratterizzano ad esempio le vaccinazioni e la lotta a malaria, HIV/AIDS, tubercolosi.

Un’occasione molto importante per potenziare la lotta alle NTD è stata la definizione, nel 2015, degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs, Sustainable Development Goals) da parte delle Nazioni Unite. Innanzitutto, l’obiettivo 3 dedicato alla salute e alla qualità della vita ha un focus molto forte sull’equità e fa propria la visione della copertura sanitaria universale – che prevede che tutte le persone abbiano accesso ai servizi sanitari di cui hanno bisogno, quando e dove ne hanno bisogno, senza impedimenti economici – da sempre centrale nel controllo delle malattie tropicali neglette. Ma non solo, perché proprio l’approccio integrato, cross-settoriale e multidisciplinare necessario a contrastare le NTD, e che ha mostrato la sua efficacia nell’ultimo decennio, può portare a ricadute positive nel raggiungimento di molti altri obiettivi. Le NTD possono quindi essere utilizzate come indicatori per concentrare gli sforzi per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dove è più necessario e dove si avrà il maggior impatto.

Questa prospettiva ha permeato la nuova strategia dell’OMS per la lotta alle malattie tropicali neglette, con obiettivi fissati per il 2030, il cui inizio sarà segnato da alcuni eventi significativi proprio nei prossimi giorni. L’avvio ufficiale della roadmap del decennio appena cominciato avverrà attraverso un webinar che si terrà il 28 gennaio 2021 e a cui parteciperanno rappresentanti di OMS, ministeri della salute dei paesi endemici, partner coinvolti nella elaborazione e implementazione della strategia, e i media. Sullo stimolo di questo appuntamento così significativo le società scientifiche, fondazioni, istituti di ricerca e onlus che in Italia sono da tempo impegnate in attività a carattere scientifico e sociale relative alle NTD, hanno deciso di riunire le proprie forze, prefigurando la nascita di un network italiano per la lotta alle malattie tropicali neglette, lotta a cui potrebbe quindi dare un fondamentale impulso il prossimo G20 a presidenza italiana. La seconda giornata mondiale delle malattie tropicali neglette si celebrerà invece il 30 gennaio, per festeggiare i risultati raggiunti e dare inizio a rinnovati sforzi per la lotta alle NTD. In questa occasione, diversi monumenti e edifici nel mondo (in Italia, il Pirellone a Milano, Castel Nuovo e Piazza del Plebiscito a Napoli, il Colosseo a Roma, la Torre pendente a Pisa) si illumineranno a simboleggiare l’attenzione che è necessario dedicare a queste malattie, riassunta nello slogan End the Neglect.

 

Fabrizio Bruschi è professore ordinario di parassitologia dell’Università di Pisa, direttore del programma di diagnosi e monitoraggio delle malattie parassitarie presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana (AOUP), e presidente della Società Italiana di Parassitologia (SOIPA).

Valentina Mangano è professoressa associata di parassitologia dell’Università di Pisa, dirigente sanitario responsabile del servizio di diagnosi parassitologica presso l’AOUP, e segretaria generale della SOIPA. È vicedirettrice del Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace.

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