Prove di guerra nel tempo della pandemia

di Francesco Lenci 

 

Ultime novità sugli F-35

Seppur con qualche inevitabile ritardo causato dalla pandemia Covid-19, sono ripresi i voli di collaudo degli F-35 e l’Aeronautica Militare ha dichiarato i propri F-35A come pienamente operativi, con la F.O.C. (Full Operational Capability).

Negli Stati Uniti dal Giugno 2019 sono anche in corso le prove di sgancio dagli F-35 delle nuove bombe B61-12 (senza testata nucleare) che sostituiranno le bombe a gravità B61.

 

Cosa sono gli F-35 e le B61-12

Nonostante la rigorosa e appassionata campagna contro l’acquisto da parte dell’Italia degli F-35, i “nostri” F-35 sono, come accennato sopra, pienamente operativi, in grado cioè di compiere missioni di guerra in profondità con armi nucleari. L’F-35 è un unico “aereo base”, concepito e sviluppato per soddisfare le diverse esigenze di attacco dell’aviazione, della marina e del corpo dei Marines degli Stati Uniti, con varianti diverse a seconda del suo possibile uso, del tipo di piattaforma di decollo e di teatro di operazioni.

Molto schematicamente, l’F-35 Lightning II Joint Strike Fighter, è riconosciuto essere un modernissimo sistema d’arma straordinariamente affidabile e letale, difficilmente intercettabile dai radar e dagli altri sistemi di localizzazione tramite sofisticate combinazioni di geometrie costruttive, rivestimenti con particolari vernici, utilizzo di motori più silenziosi e che producono meno calore refrigerando il flusso d’aria in uscita (tecnologie stealth) e con prestazioni supersoniche.

L’avionica dell’F-35, estremamente avanzata e innovativa, utilizza l’applicazione del concetto di Sensor Fusion: una serie di telecamere poste in vari punti dell’aereo consente al pilota di vedere in ogni direzione, come se la fusoliera non esistesse. Le immagini delle telecamere sono come fuse assieme a quelle fornite dagli altri sensori (come il radar, i sensori infrarossi, i sistemi di supporto elettronico, eccetera) fornendo al pilota una informazione dettagliata e completa sull’ambiente esterno.

Gli F35 possono portare e sganciare armi nucleari, e in Europa sono presenti numerose armi nucleari oltre a quelle possedute dai cosiddetti “paesi nucleari”, Gran Bretagna e Francia. Sono le armi nucleari tattiche americane ospitate sul territorio di alcuni Paesi Europei (Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Turchia). L’Italia inoltre, come già sottolineato, ha acquisito gli F-35 che saranno probabilmente gli unici aerei nucleari certified a disposizione dei Paesi non nucleari della NATO. È opinione largamente condivisa, da studiosi di problemi del disarmo ed esponenti politici europei e statunitensi, che le armi nucleari americane installate in Europa siano decisamente irrilevanti dal punto di vista strategico e costituiscano un peso dal punto di vista organizzativo e finanziario.

Già nel 2008 il Consiglio Scientifico dell’Unione Scienziati per il Disarmo (USPID) aveva reso pubblico un documento nel quale si dimostrava quanto fosse inutile e fonte di instabilità il mantenere sul territorio italiano le armi nucleari tattiche. Le armi nucleari tattiche americane in Italia sono schierate ad Aviano (Pordenone) e a Ghedi (Brescia). Sono bombe sottoposte al cosiddetto nuclear sharing: quelle a chiave singola sono bombe che saranno lanciate in caso di conflitto da aerei americani, quelle a chiave doppia sono bombe che, in caso di conflitto saranno lanciate da aerei italiani. Le bombe di Aviano sono a chiave singola, mentre le bombe di Ghedi sono a chiave doppia.

Attualmente le vecchie bombe a gravità B61 schierate a Aviano e Ghedi sono in fase di sostituzione con le B61-12, di potenza variabile da 0.3 a 50 migliaia di tonnellate di tritolo (kiloton) (la bomba sganciata il 6 Agosto 1945 su Hiroshima aveva una potenza di circa 13-15 kiloton), capaci di penetrare nel terreno e guidate da opportuni sensori, e quindi ancora più pericolose e destabilizzanti delle vecchie B61.

Conclusioni

Oggi la pandemia, oltre a mietere migliaia di vittime e provocare tragedie economiche e sociali, rischia di esacerbare tensioni tra Stati (India e Pakistan, Cina e Stati Uniti, solo per fare alcuni esempi) e aumentare i rischi di guerra nucleare. E tutti gli Stati sono scelleratamente impegnati ad ammodernare i loro arsenali nucleari e investire cifre scandalose negli armamenti.

Tutto questo in una fase di gravissima crisi del regime di controllo degli armamenti: incertezze sul rinnovo del New START che scade nel Febbraio 2021, “morte” del Trattato del 1987 sui missili a gittata intermedia (INF), abbandono da parte degli Stati Uniti dell’Accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) e del Trattato Open Skies.

Ancora e sempre vale, tragicamente, il discorso alla Società Americana Editori del Presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower, dell’Aprile 1953: «Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, infine, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi e hanno freddo. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. […] Questo non è un modo di vivere che abbia un qualsiasi senso. Dietro le nubi di guerra c’è l’umanità appesa a una croce di ferro».

Francesco Lenci è Senior Fellow del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace dell’Università di Pisa, già Direttore dell’Istituto di Biofisica del CNR e Segretario Generale dell’Unione Scienziati per il Disarmo (USPID), di cui è adesso membro del Consiglio Scientifico.

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